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19-07-2010 13.21
ATTILA - LA PRIMA AD AQUILEIA IL 16 LUGLIO
di: Piero Busolini

Opera di Giuseppe Verdi (1813-1901)

Libretto di Temistocle Solera, dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner

Dramma lirico in un prologo e tre atti

Prima:
Venezia, Teatro La Fenice, 17 marzo 1846

Personaggi:
Attila, re degli Unni (B); Ezio, generale romano (Bar); Odabella, figlia del signore di Aquileia (S); Foresto, cavaliere aquileiese (T); Uldino, giovane bretone schiavo di Attila (T); Leone, vecchio romano (B); duci, re e soldati unni, gepidi, ostrogoti, eruli, turingi e quadi-druidi, sacerdotesse, popolo, uomini e donne d’Aquileia, donzelle di Aquileia in abito guerriero, ufficiali e soldati romani, vergini e fanciulli di Roma, eremiti, schiavi

Il soggetto riscosse particolare apprezzamento da parte di Verdi, che era rimasto affascinato dai personaggi di Attila, di Ezio e naturalmente di Odabella, una personalità volitiva come l’Abigaille di Nabucco , legata tra l’altro a due temi cari al musicista: la brama di vendetta e il rapporto di un’eroina con il padre. Per questo, Verdi scrisse all’editore francese Escudier affinché esaminasse la possibilità di trasformare il lavoro in un grand-opéra per Parigi. Poiché Solera aveva modificato a fondo la tragedia originaria e tratteggiato una storia di odii e di vendette dai profili drammatici sommariamente delineati, Verdi, autorizzato dal librettista, che si trovava all’estero per altri incarichi, fece apportare da Francesco Maria Piave le modifiche ritenute necessarie. Il rifacimento giunse però a stravolgere a tal punto il libretto originario (soprattutto nel terzo atto) che Solera ebbe a esprimere il suo disappunto in merito, e da allora non collaborò più con il musicista.

Prologo .

Aquileja attorno alla metà del V secolo. Odabella, figlia del Signore della città, ha perduto l’intera famiglia in seguito al saccheggio degli Unni e intende vendicarsi di Attila uccidendolo ("Santo di patria indefinito amor"). Il generale romano Ezio, consapevole della debolezza del proprio imperatore, offre ad Attila un’alleanza purché l’Italia sia salva; ma Attila rifiuta sdegnosamente.

Primo atto . Mentre gli Unni, giunti alle porte di Roma, si preparano a conquistarla, Odabella invoca l’immagine paterna ("Oh! nel fuggente nuvolo"), poi, si ricongiunge al suo amante Foresto e lo informa del suo piano di vendetta. Intanto Attila, già turbato da un sogno, s’imbatte in Leone, accorsogli incontro con tutta la popolazione dell’Urbe, e rinuncia alla conquista e al saccheggio di Roma.

Secondo atto . Attila offre un banchetto in onore di Ezio, che nuovamente gli propone un’alleanza. Odabella, appreso che si congiura per avvelenare il re, lo avverte; non per salvarlo, ma per ucciderlo ella stessa in seguito. Foresto confessa ma Attila lo perdona e, colpito dal gesto di Odabella, che crede generoso, annuncia le sue nozze con la donna. Poi congeda Ezio, assicurandogli che non conquisterà mai Roma ("O sposa, t’allieta").

Terzo atto . Attila è affrontato da Ezio, Foresto e Odabella; intuendo che lo si vuole uccidere, ricorda al generale di avere salvato Roma, a Foresto la grazia ottenuta e a Odabella di volerla sposare; ma le sue colpe e i suoi delitti sono troppi per essere perdonati. Odabella trafigge a morte Attila, mentre i romani continuano a battersi con i barbari.

Analisi musicale

La composizione richiese più tempo del previsto, in primo luogo per le condizioni di salute del Maestro, che dall’epoca di Alzira non si era ancora completamente ristabilito, ma anche per la particolare cura del compositore nel delineare i personaggi. Per Odabella, Verdi scrisse infatti un’aria, "Santo di patrio indefinito amor" che è tra le piu impegnative e vocalmente estese, nonché sviluppate dal punto di vista formale da lui mai concepite sino ad allora, e un’aria, come: "Oh! nel fuggente nuvolo", dalla scrittura strumentale insolitamente raffinata. Ad Attila il musicista riservò due pagine, il sogno e il successivo incontro con Leone che, al di là di un’ambientazione forse di maniera, possiedono un’austera dignita’ed una importante forza emotiva. Per la prima volta, Verdi rifiutò inoltre l’impiego della banda, tacciandola di provincialismo, e compose ben due ouvertures (prima di ripiegare su un preludio, forma che sentiva più congeniale) e una pagina orchestrale per l’uragano a Rio Alto . Nonostante ciò, l’orchestrazione appare poco raffinata e, come del resto i cori, improntata a una certa disadorna semplicita’, peraltro non priva di suggestione. La prima rappresentazione ebbe un esito inferiore alle aspettative del musicista, forse perché riuscì solo in parte il tentativo di Piave di conciliare la visione epica, quasi statuaria di Attila e di Odabella con l’esigenza di Verdi di conferire loro un’anima e uno spessore. Nonostante l’esito modesto della ‘prima’, Attila si avviò presto a diventare una tra le più popolari opere di Verdi, non inferiore, per ammissione dello stesso autore, a nessuna delle altre, ripresa sia pure di tanto in tanto, fino ai nostri giorni.

 

 
 
 
 
 
 

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