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A.B.C. e il bene diffuso del non profit

Un incontro che ha messo insieme istituzioni, donatori, beneficiari, volontari, mondo medico e scientifico, aziende per ragionare insieme sul “bene diffuso del non profit” all’interno delle nostre comunità. Per indagare come la visione e l’operato del Terzo settore sia capace di creare un tessuto di relazioni fatte di fiducia e generare valore che va a beneficio di tutta la comunità e che è alla base di una società sana, coesa e solidale.

Sono stati questi i temi al centro dell’iniziativa promossa da A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo onlus. Per fare questo è stato analizzato proprio il caso di A.B.C., organizzazione che da 14 anni è il punto di riferimento per i bambini nati con malformazioni, ricoverati nella chirurgica dell’ospedale Burlo Garofolo e per le loro famiglie, che, insieme al ricco panel di relatori, ha raccontato il suo impatto nella comunità e il suo modello di azione.

IL TERZO SETTORE E I NUMERI DI A.B.C.
Dall’ultima indagine ISTAT, pubblicata a ottobre 2018, risulta che nel 2016 le istituzioni non profit attive in Italia erano 343.432 e complessivamente impiegavano, al 31 dicembre 2016, 812.706 dipendenti. La più grande azienda del Paese. La loro incidenza è aumentata rispetto al complesso delle imprese dei servizi.

Alla stessa data in Fvg le organizzazioni non profit attive con sede in regione sono 10.495, pari a una ogni 116 residenti. La nostra regione si situa, così, ai primi posti nazionali per incidenza di Istituzioni non profit sul totale degli abitanti. Nel non profit offrono il loro impegno gratuito oltre 5.5 milioni di personale a livello nazionale; in Fvg i volontari raggiungono quasi quota 170.000 unità.

L’azione di A.B.C., illustrata nel corso dell’incontro ai propri portatori di interesse, ha messo in luce numeri di un certo peso: 90 sono state le famiglie accolte nelle 3 case dell’Associazione per un totale di 782 giorni di apertura e 93mila euro sarebbe stato il costo per le famiglie se non ci fosse stata A.B.C. Le famiglie beneficiarie di interventi di sostegno psicologico sono state 220, per un totale di 376 ore di attività. Il fronte dei volontari sono state registrate 1100 ore di volontariato per accoglienza, reparto e raccolta fondi in capo ai 109 volontari attivi. E ancora sono stati oltre 1000 i donatori, 120 i partner tra aziende, fondazioni e altre organizzazioni per un totale di 350mila euro raccolti. Infine anche il Burlo ha beneficiato dell’azione di A.B.C. con quasi 100mila euro destinati a progetti a favore dei bambini e delle famiglie e 3mila incontri dei volontari con bambini e famiglie in reparto.

IL CASO A.B.C.
Il rendiconto delle attività annuali è stato l’occasione per aprirsi alla comunità e confrontarsi sul ruolo all’interno della stessa di una realtà, fatta di professionalità e volontariato, come A.B.C., raccontare il proprio modello di intervento e condividere qual è il suo impatto sociale. Ma qual è il valore aggiunto che apporta? Per A.B.C. consiste nella capacità di creare relazioni forti, fatte di fiducia e di reciprocità. Il non profit, infatti, è attività e progettualità, ma è soprattutto motore di relazioni sul territorio, alla base delle quali ci sono fiducia e reciprocità, linfa vitale di una comunità che possa far crescere valori di coesione e impegno civico, superando l’individualismo. Il non profit non è un generico esercito dei buoni, ma è un elemento importante della composizione sociale.

«Il benessere all’interno della comunità e la costituzione di un’economia civile passano anche attraverso le reti di reciprocità e di fiducia. L’operato del non profit genera tutto ciò, così che i progetti realizzati da organizzazioni come A.B.C. non sono fine a loro stessi, ma il loro valore si amplifica e si estende in tutta la comunità» ha sottolineato Giusy Battain, Direttrice A.B.C. che ha avuto il compito di moderare il ricco panel di relatori insieme ai quali si è cercato di dare risposte ad alcuni quesiti.

LA VOCE ALLA RETE DI A.B.C.
Ad aprire i lavori Roberto Ferri, vicepresidente del Centro Servizi Volontariato del Fvg, al quale è stato affidato il compito di condividere il valore della rete tra associazioni del Terzo settore. Partecipare, connettersi, lavorare insieme devono diventare condizioni esistenziali per costruire una nuova cultura di solidarietà e cittadinanza attiva.

Carlo Grilli, Assessore ai Servizi e Politiche Sociali Comune di Trieste con il quale si è discusso di welfare comunitario, ovvero come l’azione del pubblico ormai si interfacci con quella dei privati. «La promozione della collaborazione ed integrazione fra i soggetti pubblici e i privati – terzo settore, privato sociale, enti no profit del nostro territorio – è oggi che che mai necessaria, in risposta alla magmatica trasformazione economica e sociale a cui stiamo assistendo – ha dichiarato Grilli. Il bisogno di protezione sociale aumenta, le fragilità assumono nuove facce, mentre le disponibilità finanziarie si contraggono. Indispensabile in questo contesto superare la frammentazione degli interventi e integrare le politiche e le risorse da mettere in campo su temi quali il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione, l’ambiente, la socialità. In questo senso istituzioni, terzo settore, singoli cittadini sono chiamati a collaborare, a condividere, a partecipare».

Presente anche Francesca Tosolini, neo Commissario Straordinario del Burlo Garofolo con la quale ci si è confrontati sull’impatto dell’azione di A.B.C. sull’identità, sul percepito dell’Istituto e sul miglioramento del percorso di cura dei piccoli pazienti. «Il bene che tutta la comunità nazionale e regionale ricavano dalle attività del volontariato – ha dichiarato – sono innegabili e sotto gli occhi di tutti. Nella pluriennale esperienza di collaborazioni con associazioni del Non Profit sono innumerevoli gli esempi di come l’impegno dei volontari sia stato utilissimo nell’aiutare l’ospedale a perseguire i propri obiettivi di cura e assistenza. In particolare, l’Associazione ABC, Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo onlus – ha concluso Francesca Tosolini – con il suo impegno è stata e continua a essere un punto di riferimento quotidiano per i piccoli pazienti e per le loro famiglie e la sua attività ha un indubbio effetto positivo nel migliorare il percorso di cura dei bambini ricoverati e nel far conoscere l’attività portata avanti dal nostro ospedale. Un impegno meritorio e disinteressato che ha il più totale e convinto apprezzamento nostro e di tutti gli operatori del Burlo».

Chiara De Vita, Università degli Studi di Trieste, Dipartimento di Scienze della Vita, ha realizzato un report sull’impatto sociale di A.B.C. nell’ambito del suo Dottorato di ricerca in Neuroscienze e Scienze Cognitive co-finanziato da A.B.C. e co-progettato dall’Associazione con l’Università di Trieste. Il report ha evidenziato come, a seguito dell’incontro e delle relazioni con A.B.C., i genitori di bambini nati con malformazioni chirurgiche abbiano percepito un miglioramento delle proprie condizioni su più livelli. Le famiglie beneficiarie di A.B.C., infatti, hanno riportato cambiamenti positivi che investono tanto la sfera intrapersonale-individuale quanto quella interpersonale-sociale, ingenerando circoli virtuosi che si traducono, oltre che in una migliore qualità della vita del singolo individuo, anche in una più profonda e permanente modificazione della società.

Stefano Uliana, Amministratore delegato di Calligaris Spa e Tiziana Benussi, Presidente della Fondazione CRTrieste hanno portato la voce dei donatori, coloro i quali rendono possibile tutte queste attività. Il primo ha sottolineato come «l’azienda sia molto contenta di poter contribuire alle attività dell’Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo. Speriamo che il nostro supporto possa essere di aiuto alle famiglie coinvolte in queste situazioni estremamente difficili e complesse da affrontare. È inoltre un onore avere una organizzazione come il Burlo nella nostra regione».

La Presidente della Fondazione CRTrieste, ha ricordato che «dall’inizio della sua attività, la Fondazione CRTrieste ha destinato oltre 19 milioni di euro (tra progetti ed erogazioni) a sostegno delle attività degli ambiti del sociale, del volontariato e della salute. Ciò che ha orientato la Fondazione nel sceglierli, e più in generale che orienta ogni sua azione, è in linea con l’idea di “bene diffuso” che emerge dall’incontro odierno e che è racchiuso nel nostro claim “Il colore del benessere sociale”. L’intera attività della Fondazione è volta infatti a promuovere ricadute positive di lungo periodo su tutto il tessuto sociale, al di là dei singoli contributi».

Chiara Marzona, uno dei tanti genitori che hanno beneficiato dell’intervento di A.B.C., ha testimoniato come l’esistenza dell’Associazione abbia migliorato il percepito nel vissuto legato all’esperienza di ospedalizzazione e di ricovero, nella capacità di affrontare il periodo delle cure e l’intervento chirurgico del proprio figlio, con una maggiore fiducia anche nel sistema ospedaliero, aumentando il senso di sicurezza, la sensazione di essere accolti e di sentirsi meno soli, la possibilità di nuove amicizie.

Sandra Pellizzoni ha portato in campo la voce dei volontari di A.B.C. Un questionario ha rilevato come l’esperienza di volontario all’interno di A.B.C. abbia avuto ricadute positive sulla crescita personale, sotto diversi aspetti: nella relazione con gli altri volontari (imparando a saper stare all’interno di un gruppo), con se stessi (prendendo consapevolezza di poter fare la differenza con le proprie risorse) e nella relazione con la malattia e l’altro (superando pregiudizi e paure).

Hanno chiuso l’incontro Fulio Felice Bragoni, Presidente Solidarietà Trieste e Jurgen Schleef, Direttore Dipartimento di Chirurgica del Burlo che ha seguito fin dalla sua nascita A.B.C.

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