Radio Punto Zero Tre Venezie La Radio del Friuli Venezia Giulia
Brovada e Muset, le tradizioni culinarie del Friuli a Radio Chef
Al Teatro Verdi di Trieste conquista il pubblico il ritorno dell’opera I Capuleti e Montecchi, titolo che mancavano a Trieste dal 1974. In scena lo storico allestimento di Arnaud Bernard, tutto improntato allo straniamento – con una astuta decontestualizzazione che lascia intatti costumi storici e ambientazione classica – rende l’opera un “oggetto teatrale” da guardare da una certa distanza per poterne ammirare meglio la musica belliniana di forte impatto lirico ed emotivo.
Ecco allora in scena, scale, estintori e caschi di sicurezza. Tutto il materiale insomma in uso ai facchini al lavoro che animano i preludi dei due atti dell’opera. Tutto suggerisce un’allestimento museale in progress che, con un percorso storico, porterà fino al disvelamento del grande e drammatico affresco finale dove si compie la tragedia con la morte di Romeo e Giulietta, un cameo cesellato alla perfezione. L’allestimento museo, come fu chiamato, apprezzato fin dalla sua ideazione una decina di anni fa, ci conduce dentro il tempio dell’arte dove la musica belliniana prende vita e forma davanti l’occhio dell’ osservatore e si fa carne compiuta. Certo il contrasto creato serve al regista per creare quella tensione che nel libretto non c’è, non attingendo a Shakespeare la riduzione teatrale di Felice Romani ma una novella di Matteo Bandello e alla tragedia “Giulietta e Romeo” di Luigi Scevola.
Ma l’evocazione dei personaggi suggerita da Bernard, che sembrano nascere come nostalgici fantasmi dai quadri rinascimentali, si infila perfettamente con la loro leggerezza nell’incantesimo belliniano fatto di pura melodia, che non a caso prevede temi che si rincorrono di frequente durante l’opera, tanto amata da Chopin.
Ottima l’interpretazione del cast in scena, sul quale spiccano Caterina Sala, una Giulietta raffinata e potente nell’emissione vocale che la rendono simile a un usignolo, e Laura Verrecchia, che regala un Romeo en travestì, focoso e pienamente convincente nella parte.
Insieme ricreano quella tensione erotica adolescenziale grazie un feeling sul palco di elevato valore artistico. Per loro molti applausi a scena aperta e in finale. Molto apprezzata anche l’elegante prova di Marco Ciaponi, tenore, in scena nei panni di Tebaldo. Anche per lui gli applausi copiosi che il pubblico riserva a tutta la compagnia tra cui vi è anche Emanuele Cordaro (Lorenzo) e Paolo Battaglia, Capellio.
Bene anche il Coro, preparato da Paolo Longo, anche nella prova attoriale, efficace per la messo in scena di Bernard che proprio al coro riserva degli improvvisi fermo immagine che, oltre a sottolineare alcune delle belle pagine musicali belliniane, suggeriscono parallelismi con le pitture in esposizione.
Sul podio a dirigere un’Orchestra del Verdi in ottima forma il trevigiano Enrico Calesso. La sua direzione, meticolosa ed elegante ben puntualizza e dà corpo alle atmosfere belliniane.
Lo spettacolo è in scena al Teatro Verdi di Trieste sino al 5 marzo.
Scritto da: Monica Ferri
Armadi Bernard Capuleti e montecchi Fondazione Teatro Verdi Teatro VerdiTS