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© Simone Di Luca

Con “Il muro trasparente” il Teatro Rossetti apre al pubblico

Quasi  mille  palleggi in poco meno di un’ora per un monologo interiore. “Il muro trasparente – delirio di un tennista sentimentale”, interpretato da Paolo Valerio, inaugura la ripresa della stagione teatrale del Teatro Rossetti di Trieste.  È la storia di un tradimento, visto dal punto di vista maschile, in cui protagonista  unico  è Max, che affronta la crisi della sua vita con quello che sa fare: giocare a tennis. Ma intanto si misura con la passione del tennis, con quella amorosa e con la sua vita. Gioca, pensa, racconta, si dibatte in un  continuum narrativo in cui momenti di silenzio si alternano a urla di sfida e disperazione. “Il muro trasparente”  si rivela a poco a poco qualcosa di più. Tratteggia lo spaccato di un uomo alle prese con sentimenti contrastanti, che si travasano l’uno nell’altro, scadenzati ed evidenziati dallo sbattere ossessivo della pallina sul muro trasparente di plexiglass, sistemato sul boccascena, in un mach  solitario. Un muro invisibile che “divide e protegge” e – in tempo di pandemia- evoca emozioni e significati attuali. Ma è un muro,  al tempo stesso,  invitante  che,  come un confidente fidato, accoglie ricordi e contro il quale si scagliano, al ritmo martellante del suono  della pallina da tennis, pensieri ed emozioni. Vorticoso diventa così il soliloquio del protagonista  che svela, a poco a poco, la complessità dell’amore e dell’esistenza e che invita a guardarsi dentro. Paolo Valerio, che è anche il direttore dello Stabile, dà una grande prova d’attore (oltre che di tennista) vestendo perfettamente i panni del protagonista in uno spettacolo  particolare che contamina i linguaggi della scena e del tennis. Il palcoscenico si trasforma in un vero campo da gioco che, battuta dopo battuta, coinvolge gli spettatori e il muro diventa esso stesso protagonista silenzioso ma presente. Spettacolo accattivante dunque è apparentemente leggero, complice  anche  le  musiche di una colonna sonora che viaggia dagli anni Settanta ad oggi, a commentare le diverse fasi del racconto e le molteplici emozioni, ascoltata, così come la voce del protagonista, attraverso cuffie, escamotage tecnico che ben si adatta a far sentire, come fosse nostro, il tormento del protagonista alle prese con i suoi limiti. Perché, per dirla con le parole di David Foster Wallace, “come cittadini dello Stato umano,  i limiti che ci animano sono dentro di noi, devono essere uccisi e compianti, all’infinito” come infinito è il cadere della palla da tennis, battuta dopo battuta.

Coprodotto dallo Stabile regionale e dal Teatro Nuovo di Verona, lo spettacolo è a cura di Monica Codena, Marco Ongaro, Paolo Valerio. Si replica  giovedì 6 maggio alle 19.30 alla Sala Assicurazioni Generali e proseguirà poi le sue repliche nell’ambito del cartellone “Passages” alla Sala Bartoli dal 12 al 16 maggio e dal 25 al 30 maggio.

 In accordo alle raccomandazioni per il contenimento dell’epidemia, il teatro Rossetti raccomanda di ricorrere in via preferenziale alla prenotazione e all’acquisto dal sito www.ilrossetti.it . La capienza delle sale è ridotta per il contingentamento: per informazioni sulla disponibilità di posti e altre eventuali esigenze, invitiamo a contattare la biglietteria al numero 040.3593511.

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