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Elegante e intimistica la “Batterfly” del VerdiTs

Una Batterfly che si ispira all’ origami. Colori sabbiosi, luci smorzate, giochi di ombre orientali. Non c’è nulla che brilla nel giappone ideato dal regista milanese  Alberto Triolo per questa nuova produzione del Teatro Verdi. A parte la luce fioca di decine di lampade di carta giapponesi  che ci raccontano della vita umile di Cio cio san e suggeriscono atmosfere intimiste ed esotiche. Si entra dunque in punta di piedi dentro la storia tra le pareri domestiche di Nagasaka, quasi occhi occhi indiscreti (quelli del pubblico) nascosti dal velo  che il regista mantiene per tutti i tre atti, dentro quests eterna tragedia annunciata, che parte  dal sogno di una ragazzina quindicenne per  arrivare alla sconfitta  negli affetti di una madre abbandonata. lo spettacolo in scena è un puro godimento visivo. Essenzializzato lo spazio, presenza di pannelli scorrevoli come auelli delle case orientali,  ideato da Emanuele Genuizzie Stefano Zullo) e che rimane sempre ben connotato grazie anche alla presenza di elementi tipici nipponici (dalla carta di riso alle lanterne di carta, dagli ombrellini colorati ai ventagli sventolati con grazia) l’allestimento in scena ci immerge in un giappone popolare e dignitoso, tradizionalista e conservatore. Grazie anche  ai costumi altrettanto stilizzati di Sara Marcucci e alle luci raffinate  di Stefano Capra dalla tavolozza cromatica fluttuante  a sempre aderente al contesto.  Ne emerge ancor piú prepotentemente la potenza della partitura pucciniana e dei suoi personaggi, veri archetipi delle passioni umane. Gli apre la strada la conduzione carismatica di Nik?a Bareza. Il direttore croato mette in primo piano, da attento ed esperto concertatore qual egli è,  una delle caratterisitche dell’opera pucciniana: quel sinfonismo di conversazione che commenta liricamente tutta la storia e che la pervade pur nella ferrea struttura dell’opera.

Cuore pulsante, per volontà del regista,  coadiuvato da Libero Stelluti e interpretazone della protagonista, diventa la Cio cio san di Liana Aleksanyan. Perfetta vocalmente riesce a tratteggiare  fin dal suo primo  apparire in scena tutta la tragicità di questo personaggio. Accanto a lei il tenore  Piero Pretti, nel compito ingrato di vestire i panni del lascivo Pinkerton,  offre un’ interpretazine elegante del ruolo regalando un‘esaltante finale  del primo atto nell’aria “Viene la sera”.

Bene anche il resto del cast con  Stefano Meo,  che ha daro vita a  uno Sharpless di notevole espressità vocale. Bene anche Laura Verrecchianei panni di  Suzuki che ha creato un ‘ottima intesa con il soprano, Saverio Pugliese, che ha evitato gli eccessi caricaturali del sensale di matrimoni Goro, Fulvio Valentinei panni di Bonzo, e infine Dario Giorgelè, nei panni del Principe Yamadori.

Si replica sino al 20 aprile al Teatro Verdi Trieste.

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