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Ascolta l'intervista a Simone Cristicchi in podcast!

Emozione e tanti applausi per Magazzino 18 al Rossetti di Trieste

TRIESTE. Delicato, equilibrato, poetico. Si presenta cosi Magazzino 18, ultima fatica musical-teatrale di Simone Cristicchi che ha debuttato il 22 ottobre scorso, in prima nazionale, al politeama Rossetti.
Non era facile mettere d’accordo storia e poesia, raccontare ideologie ed emozioni. Ma l’impresa è riuscita. Un applauso scrosciante, con standing ovation finale, e la commozione del pubblico, che ha gremito il teatro, hanno siglato il debutto mettendo a tacere le polemiche dei giorni precedenti. Lo spettacolo funziona ed emoziona, semplifica ma racconta, accende domande dando voce alle sofferenze di chi ha vissuto quella tragedia storica. Dalla ferocia del campo di concentramento di Arbe a quello di Goli Otok, dalla strage delle foibe a quella di Vergarola, dal dramma di Norma Cossetto alla nostalgia di Sergio Endrigo. Il cantautore romano, coadiuvato dal giornalista storico Jan Bernas (che sull’esodo ha scritto un libro) e valorizzato dall’abile regia di Antonio Calenda, ha tracciato le linee salienti di una delle pagine nascoste delle vergogne del Novecento europeo, quella dell’esodo istriano. In scena solo lui, Cristicchi, i bambini del coro della scuola del StartsLab dello Stabile regionale – accompagnati dalla FVG Mitteleuropa Orchestra diretta da Valter Sivilotti che ha curato anche gli arrangiamenti musicali – e i “mobili”, quelle masserizie abbandonate da 60 anni al Magazzino 18, silenti testimoni del tempo passato. Diviso tra i panni dell’ignorante archivista romano Persichetti (che pare ispirato a certi personaggi di Sordi) e di quelli del “fantasma delle masserizie”, il cantautore romano – non nuovo ricordiamolo al teatro – si muove agevolmente tra il registro comico e quello drammatico, dà vita alle sue due anime, l’una sensibile e l’altra ironica, e come Benigni e Paolini, commuove e diverte. Merito anche della forza narrativa del testo e delle canzoni. Il primo applauso scatta alla fine della prima canzone e poi si ripete ad ogni brano musicale e nei passaggi più toccanti di questo nuovo genere teatrale, definito musical civile (che pare ispirato all’arte antica dei cantastorie medievali) per culminare infine, nel consenso finale da parte di tutti i presenti. Grazie anche ad un ultimo quadro che alla semplicitá unisce una forte carica simbolica. Splendide le luci di Nino Napoletano, che accompagnano e sottolineano parole e canzoni, efficace la scenografia, quasi un bianco e nero, di Paolo Giovanazzi che ricrea l’interno del Magazzino 18, fatta apposta per evidenziare cromaticamente, le masserizie e i suoi fantasmi, simboli di una grande amnesia collettiva.
Una serata a dir poco memorabile a sostegno della fratellanza tra i popoli e del contrasto alle ideologie, per riconciliare e non dimenticare – come recita l’undicesimo comandamento di Cristicchi – “perché la storia appartiene a tutti ed è anche la nostra storia”.
Si replica a Trieste sino a domenica 27 ottobre.

Ascolta l’intervista a Simone Cristicchi per “Teatralmente”.

Monica Ferri

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