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Finis terrae: il dramma dell'immigrazione e del senso della vita

TRIESTE. Finis terrae, dove finisce la terra dei diritti umani e della dignita? Cosa succede alle periferie del mondo civile e del mercato globale? Il Teatro Rossetti ancora una volta inaugura la sua stagione con uno spettacolo, firmato da Gianni Clementi con la regia di Antonio Calenda, che dà voce all’impegno civile di una drammaturgia contemporanea che diventa grido di dolore e graffio di ironia.
In scena tre attori italiani (Nicola Pistoia, Paolo Triestino e Francesco Benedetto) che interpretano tre modelli di vita (l’ingenuo, il cinico e lo sfruttatore) ognuno a modo suo fallimentare.
Accanto a loro nove artisti e musicisti, espressivamente potenti, provenienti dall’Africa per raccontare il dramma urgente, quello dell’immigrazione clandestina, dell’attraversata e degli sbarchi, dove sofferenza, paura, dolore si mescolano a rabbia a vendetta.
Non è facile descrivere l’attualità elevandolo ad espressione drammatica. Enucleare quell’universale che sta dietro ai fatti di cronaca. Ma la coppia Clementi-Calenda giunge a sintesi efficace in tal senso grazie al pathos di una narrativa che si fa lirica, che utilizza nei dialoghi l’enfasi della metrica, che ricorre alla fisicitá, tutta tribale, della cifra corporea, che si avvale infine della ritmica musicalitá africana per enucleare quello che oggi è la tragedia della condizione umana: la mancanza di una responsabilitá personale e il diffondersi di una condizione permanente individuale di cinismo e di insoddisfazione che lascia dietro di sè nuove vittime sacrificali.
Calenda, ancora una volta, ha lavorato non solo per provocare riflessioni ma anche per restituire emozione e senso etico alle nostre vite. Grazie anche al bel testo di Gianni Clementi (il piú rappresentato tra gli autori contemporanei, ndr) che sa muoversi tra velocitá di battute sarcastiche e toni tragici.
Semplici ed efficaci la scenografia di Paolo Giovanazzi e le luci di Nino Napoletano (di grande impatto visivo lo sbarco improvviso dei naufrughi extracomunitari sulla spiaggia di una Sicilia da sempre terra di incontro tra popoli e culture diverse).

Alla fine applausi per tutti per uno spettacolo che cerca di svegliare le nostre coscienze.

m.f.

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