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Gran ritorno a Trieste di Uto Ughi con I Solisti veneti

TRIESTE ” Se non suoni per due giorni, il pubblico se ne accorge”. È una delle frasi piú ripetute da Uto Ughi che nasconde, in poche parole, la grande passione artistica, il virtuosimo musicale e la perfezione interpretativa del celebre violinista italiano in arrivo venerdì 18 ottobre 2013 a Trieste al Teatro Verdi. Una sorpresa che il noto musicista ama fare alla città paterna.
L’artista, di origine istriana, sará ancora una volta accompagnato da I Solisti Veneti, orchestra da camera di fama internazionale diretta dal maestro Claudio Scimone, che presenterà un’eccezionale programma musicale nel quale troveranno spazio alto virtuosismo, arte e maestria dei grandi interpreti. In programma brani che spaziano dal Barocco di Corelli (primo grande genio del concerto strumentale di cui ricorrono i trecento anni dalla morte ) e Tartini al Classicismo viennese di Mozart, da Beethoven al Romanticismo di Verdi.
Aprirá il programma la sola orchestra con la Fuga in re maggiore che ci è pervenuta con l‘attribuzione ad un curioso pseudonimo Gallario Riccoleno, che altro non è che l’anagramma del suo nome. Una fuga perfetta che ritroveremo nelle note dell’Alleluia del Messia di Haendel, la cui opera strumentale tanto deve al maestro italiano. A celebrazione del duecentesimo anniversario della nascita di Verdi “I Solisti Veneti” eseguiranno poi il “Quartetto in mi minore”, l’unica pagina del compositore di Busseto esclusivamente strumentale, composizione affascinante e ricca di una grande varietà di aspetti geniali ed arditi.
Uto Ughi darà vita, poi, insieme ai suoi “Solisti” – con cui c’è un’intesa artistica e un sodalizio solido – al Concerto in mi minore D 56 per violino e archi del noto compositore e violinista Giuseppe Tartini, anche lui nato a Pirano d’Istria (città natale anche della famiglia di Uto Ughi). Seguirà poi la Romanza op. 50 per violino e orchestra di Ludwig van Beethoven, e una delle pagine più alte del Classicismo: il Concerto in la maggiore K 219 per violino e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart, brano che segna il culmine della produzione di Mozart per violino e orchestra. Nell’esecuzione triestina di venerdí un’interessante rarità : gli interpreti eseguiranno, al posto del tradizionale secondo tempo della nota composizione mozartiana, uno delle pagine più commoventi del musicista, il mirabile Adagio K 261 scritto da Mozart, proprio perché venisse qui inserito probabilmente non soddisfatto della versione precedente. Ancora non si sa invece con quale strumento si esibirá questa volta Ughi. Tra i suoi prestigiosi violini, vi sono Stradivari e Guarnieri, appartenuti a famosi musicisti del XVIII secolo.

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