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Il bel Don Pasquale al TeatroVerdiTs

È un Don Pasquale divertente e frizzante quello in scena al Teatro Verdi di Trieste che strappa sorrisi e risate pur mantenendone elevata l’interpretazione lirica.

Il regista Gianni Marras, con un attenta rilettura, ha scelto un registro ironico, a tratti caricaturale,  per questo bell’allestimento del Teatro Comunale di Bologna (2008) dell’opera buffa di Gaetano Doninzetti. Marras rende omaggio all’aspetto innovativo del compositore bergamasco e, forte anche della sua formazione nei musical, tinge l’opera di  colori vivaci e di ammiccamenti continui ai ruggenti Anni ‘50-60, sostenuto dagli allegri costumi di Davide Amadei. Si respira cosi un’atmosfera da Cinecittà in questa lettura registica piena di inventiva, leggera ma non superficiale.

L’opera calca perfettamente e con equilibrio l’impronta della commedia all’italiana: propone citazioni che ricordano il clima e i film di quegli anni – grazie anche alle scene allusive, vere e proprie citazioni, ideate ancora assieme ad  Amadei e ispirate ai fumetti americani- sullo sfondo di una Roma monumentale- ricca  di simboli del boom economico del dopoguerra come la Vespa, o la lussuosa auto americana,   la mitica Ford Thunderbird, e pure il casco da parrucchiere per la bella Norina, interpretata dall’albanese Nina Muho (ancora in scena il 3,5,7 aprile), che ammicca alla Marisa Allasio di Poveri ma belli (1957) o alla  Audrey Hepburn di Vacanza romane (1953).

Perfettamente calati nella parte anche gli altri protagonisti:  e così, con  il ciuffo e le movenze alla Elvis Presley, Antonino Siracusa dà vita ad  un gustoso Ernesto  perfettamente a suo agio nel registro ironico (splendida la gag in tuta  spaziale con il simbolo dell’Unione Sovietica a ricordare l’ astronauta Yuri Gagarin o quella in cui novello Bobby Solo canta l’aria più celebre dell’opera). Questa modernizzazione funziona anche con tutti gli altri personaggi dallo spagnolo Pablo Ruiz ( per la prima volta a Trieste), che porta in scena un più che convincente Don Pasquale, al brillante Vincenzo Nizzardo nei panni del dottor Malatesta,  quasi dei papabili Totò e Peppino 

Ottima la sintonia tra palcoscenico e orchestra grazie anche alla conduzione d’orchestra del maestro Roberto Gianolla, di ritorno sul podio del Verdi, che assieme al direttore artistico Paolo Rodda ha lavorato sapientemente sulla qualità del suono nonostante l’orchestra non sia ancora collocata nella  buca per l’emergenza sanitaria. Ne risulta un emissione orchestrale soffusa e presente che valorizza la linea melodica senza coprirla.

Applausi anche per il bravo mimo Daniele Palumbo, che pur non cantando, con il suo trasformismo  alla Fregoli si pone protagonista della serata svolgendo funzione di collante tra le varie scene.

Funziona dunque questa rilettura del  capolavoro di Donizetti che, senza alterare la storia, trasforma i personaggi negli antesignani di quelli che col tempo sarebbero diventati i comici e le soubrette dell’operetta e poi dell’avanspettacolo e  rende omaggio ad un periodo felice dello spettacolo italiano.

Nel cast anche  César Cortés (2, 5, 9/IV), Elisa Verzier (2, 9 /IV), Michele Govi (2, 9 /IV)e Bruno Taddia (2, 9 /IV).

Qui un approfondimento con il regista Gianni Marras ai microfoni di Monica Ferri per Teatralmente:

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