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Il Melo-dramma, una brutta realtà tutta italiana

Cari amici melomani o della lirica un immenso saluto a tutti voi, son ritornato per scrivervi tutto e di tutto, sul nostro comune amore. Tranquillizzatevi, son stato assente da voi esclusivamente per motivi di studio, ma il buon Arthur lo so’ vi aveva avvisati.

Riprendo dalla mia ultima di giugno, e nel riprender questa mia lunga cavalcata incominciata nel 2011 a Roma , cari i miei ITALIOTI o , ” ITALICA GENS”, vi comunico il viaggio di quest’oggi: esso passera’ attraverso gli occhi esterefatti dei nostri viaggiatori, coloro che turisticamente vanno a visitare dei bei Paesi, Paesi “NORMALI”, dove l’avere e’ “NORMALE”, dove si pagan le tasse e quant’altro, come da noi, ma che “NOI”, sotto l’azzurro del nostro cielo, non abbiamo la fortuna di poter né vedere e né tantomeno godere.

Parlo del piacere di fruire di servizi pubblici funzionanti, o arrivare in Citta’ dove le linee del metrò funzionano e funziona pure l’aria condizionata, oppure vi danno la possibilita’ di raggiungere treni e aerei in orario, che partono all’ora stabilita e per giunta dall’aereoporto previsto.

Quello che però non arrivo a capire e’ che noi “ITALIANI”si debba andare all’estero per vedere come si gestisce al meglio un’ “OPERA LIRICA”.un teatro lirico. Un’OPERA LIRICA cioè IL MELODRAMMA, il prodotto piu’ tipico per eccellenza, fatto da noi e solo da “NOI”, ragione per la quale esiste e resiste nel mondo la nostra lingua italiana.

E’ un qual’cosa che però…”LORO”, preposti per divulgare e far conoscere al mondo questo prezioso prodotto, non continuino a latitare ed a non voler sentire questa voce “NON fuori dal CORO”, ma di una intera Nazione. In quel periodo mi trovavo a Londra, sì proprio a Londra-Europa il sabato 3 luglio 2012. La ROYAL OPERA HOUSE, uguale alle nostre fondazioni lirico – sinfonico, sia come organico che come fondi, manda in scena due spettacoli al giorno, alle 12.30 – le Nozze di Figaro – ed alle 20 – Salome’. Spettacoli meravigliosi , ma non lo fossero, le produzioni costano quattrini e bisogna usarle. Voglio ricordare che non -abbiamo eventi particolari, ne prime , ne soirée. I Maestri concertatori e direttori, son ottimi e gli interpreti son buoni nelle rispettive partiture. Si parla di Erwin Schrott in Figaro ed Angela Denoke per Salome, le regie son firmate da David Mc Vicar, onestamente super.

Noto il teatro esaurito ed un pubblico attento e competente. Dunque gente normale, appasionata , al mattinèe persone piu’ anziane e agghindate come vuole la tradizione U.K. – la sera piu’ giacche ma anche giovanotti in bermuda, segno che i turisti ci sono, e ci sono in ambo gli spettacoli anche il 50% di giovani ascoltatori . Dunque la fruizione di questi spettacoli vien data da uno Stato nell’identica maniera di come avviene qui da noi in Italia. Questo garantisce al popolo un continuo servizio ed un esborso di sterline tale da garantire qualita’, ed una civile efficienza in tutte le sue opere, vedi ospedali, metrò, scuole di ogni ordine e grado. Tutto questo anche senza scioperi ed occupazioni come nelle civili Berlino, Parigi, Vienna, Zurigo, Amsterdamm.

Non ci sono baldorie ed approssimazioni, né stipendi tagliati per decreto, né budget che dall’oggi al domani cambiano, dove non è mai possibile fare una programmazione seria, del resto molto difficile con questi “manager”, di solito avanzi di politica e spesso di galera, che non distinguono un basso profondo da un soprano di coloritura. Intanto qui, nel Paese del melodramma, ma in questo doloroso caso ex Paese del melodramma, va in scena lo sciopero. Non si capisce bene contro cosa, perche’ il decreto Bondi ora è “legge Bondi”, e quindi sfugge che senso abbia il protestare contro una legge approvata in via definitiva, per quanto piaccia in sostanza esclusivamente a lui ed ad i suoi sodali.

Credo il Parlamento non si spaventi, e non gli ne importi minimamente se il 9 alla Scala salta la prima del “Barbiere di Siviglia!, e presumo che nemmen disfaccia quella legge appena partorita. A prescindere dagli scioperi comunque i nostri teatri, nella regola e non nell’eccezione restano comunque un “caso” . Prendo il S.CARLO di Napoli, la novita’ è stata quella di chiudere tre sere su quattro, l’ultima recita in cartellone e’ stata fatta il 19 maggio 2012, e si vedrà la prossima recita il 13 luglio, pur continuando a pagare lo stipendio a qualche centinaia di dipendenti tutti i mesi. Ci sono anche turisti che in luglio possono voler vedere un’opera od un concerto, o una operetta, vero ? Certo! Ma chissenegrega dell’opera e della cultura, nel paese delle veline. Se sei invece di trovi nella Capitale, all’Opera di Roma, che ci costa quanto la Scala di Milano , l”evento” della stagione è stata la ripresa del Falstaff di Zeffirelli del 1963…. alla faccia del nuovo e della della proggettualita’,quindi siamo nella nullità piu’ completa.

E’ interessante sapere anche quello che avviene al Carlo Felice di Genova, dove per mandare a casa un direttore sgradito ad alcuni sindacalisti, l’orchestra rifiutò di provare perche’ nel ” golfo mistico” c’era troppo freddo, poi quando arrivò il direttore piu’ gradito, improvvisamente la temperatura si alzò. Nel Bel Paese dobbiamo decidersi, riteniamo che ci sia bisogno di teatri d’opera?, allora si faccia una riforma vera.Nel frattempo però chiudiamo i teatri piu’ indebitanti a causa dei loro molto irresponsabili sovraintendenti-cacciandoli a calci nel didietro, invece di fornire loro, sempre più prestigiose poltrone dove parcheggiare i loro ingombranti glutei. Ricorderò sempre le parole di un mio illustre collega che così si esprimeva: per l’opera, che è così importante per l’identità , la storia , la civilta’ di questa nazione, non chiediamo altro che un po’ di sana, quotidiana, civile normalità,- ad maiora e che la nostra divina Musa ci protegga.

di Pietro Busolini

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