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“Il Misantropo” infelice al Teatro Rossetti

Vivere in società vuol dire comportarsi  da lupi? Oggi come ieri è questo il dilemma che pare accomunare l’uomo attraverso i secoli. O almeno questa è l’interessante proposta interpretativa di Fabrizio Falco (vincitore del Premio Marcello Mastroianni nel 2012 e del Premio Ubu nel 2015) per il suo “Il Misantropo”.
Giunto a Trieste dopo sette mesi di inattività lo spettacolo – produzione del Teatro Biondo di Palermo- ripropone
uno dei classici  della letteratura teatrale barocca, firmato da Moliere, inesauribile fonte di chiavi di lettura.

In scena al politeama Rossetti sono a domenica 30 maggio questo Misantropo riflette sul senso e sul valore estetico e morale di cui la società odierna si trova vittima e artefice al tempo stesso, costretta tra bugie e ipocrisie a interrogarsi sul significato più profondo delle amicizie e dell’amore. Sono le relazioni dunque ad essere sacrificate: da una parte, dalla ricerca feroce di verità e coerenza  di Alceste – il misantropo che sarà costretto  ad isolarsi da quella società da lui detestata – dall’altra dalla necessità di menzogna di  Celimene, la donna da lui amata che, invece, non riuscirà a liberarsi dalla mondanità. In un’epoca, la nostra, in cui molto appare falso e opaco,  tra fake news e ipocrisie,  Falco mette allora a fuoco  la necessità che anche nel nostro mondo ci sia bisogno di verità. Una verità che può derivare solo  dalla profondità di sé e dei propri sentimenti, dei rapporti autentici tra le persone per riscoprirsi non solo individui  ma anche comunità fino in fondo. Con eleganza e umorismo si sottolinea così  battuta dopo battita l’esigenza etica di onestà intellettuale e buona fede per toccare il fondo del proprio  cuore. Tutto questo si contrappone alla retorica del falso, della menzogna, dell’artificio, insomma della maschera. In questa  esigenza Falco trasforma intelligentemente  la location del salone della casa di Célimène in cui si avvicendano tutti i personaggi della commedia in uno spazio quasi confidenziale con un palcoscenico pressoché spoglio. Semplificato al massimo anche l’impianto dello spettacolo,  privo di ridondante ricercatezza estetica, al centro dell’opera vi è  la  relazione della figura di Alceste con tutti gli altri personaggi – amici, nemici, uomini, donne-  ed  emergono  la bellezza del testo, che rimane inossidabile nel tempo, e la forza dei sentimenti umani. Fabrizio Falco, porta in scena una brillante  compagnia di giovanissimi attori siciliani: Davide Cirri (Alceste), Claudio Pellegrini (Oronte), Alice Canzonieri (Célimène), Rita Debora Iannotta (Eliante), Doriana Costanzo (Arsinoè), Costantino Buttitta (Acaste), Luca Carbone (Clitandro), Cristiano Russo (Basco),  riservandosi per lui il ruolo di Filinto, l’amico di Alceste.

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