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La passione dell’Andrea Chénier al TeatroVerdiTS

Coniuga tradizione e modernità in un equilibrio gentile l’allestimento in scena dell’”Andrea Chénier” l’opera verista di Umberto Giordano su Iibretto di Luigi Illica,  firmato da Sarah Schinasi. Il nuovo allestimento in scena della Fondazione del Verdi –   in  coproduzione internazionale con il Teatro Opera di Maribor dove è andato in scena il mese scorso – si caratterizza per un taglio dal sapore cinematografico e precise linee registiche, frutto di una ricerca accurata di tracce e spunti della vicenda storica che  rimane dentro il linguaggio della classicità.

L’impianto scenico in cui  la giovane regista italiana fa muovere i  personaggi (aristocratici e Terzo Stato, preti e rivoluzionari perfettamente individuati dai costumi ricchi e colorati dello spagnolo Jesus Ruiz, premio nazionale della Lirica spagnolo) si ispira ai progetto architettonici di gusto neoclassico per la Biblioteca  Nazionale di Parigi di Jean-Luis Boullée. Al centro del palcoscenico due grandi elementi mobili barocchi – illuminati dalle sapienti luci  di Andrej Hjdinja che commentano gli accadimenti, definiscono spazi reali e virtuali, arricchiti da proiezioni  e dagli immancabili ormai video. Cosi costruito lo spazio, ora ampio e profondo, ora angusto e sghembo  diviene, nelle intenzioni della Schinasi,  simbolo di quei muri sociali, affettivi e  politici in cui si  svolge la vicenda storica di un poeta aristocratico che, appassionatosi di politica, canta l’amore e la libertà contro ogni tirannia. Insomma questo in scena è un allestimento che, a chi sa guardare, rivela linee registiche intriganti senza eccessivi appesantimenti.

Sul palcoscenico tra i protagonisti, nei ruoli principali Kristian Benediktè parso alla prima rappresentazione un po’ sottotono nell’infondere al suo Chenier quell’ardore che Giordano volle  attribuire in musica  al personaggio, poeta e rivoluzionario fervente e credente nei nobili ideali. Pienamente calato nella parte invece Devid Cecconi,  un Gérard focoso e attento alle sfumature del suo personaggio, il che gli ha meritato  gli applausi piu generosi della serata. Svetla Vassilevaha caratterizzato la sua  Maddalena ed è andata in crescendo nella rappresentazione.  Pienamente convicente  anche Saverio Pugliese(nel doppio ruolo dell’Incredibile e l’Abate)e bene anche il resto del cast e il Coro.  Tra i piú applauditi il maestro Fabrizio Maria Carminati.  La sua conduzione di una partitura  che traduce lo spirito dei piú alti ideali dell’Umanità in una grande raffinatezza musicale, interpreta e restituisce chiaramente l’intensità e la complessità dello spartito  e il maestro dà vita, ancora una volta, con l’Orchestra del Verdi a  un sodalizio di indubbio virtuosismo.

L’opera, che manca  dal 2002 a Trieste dove è stata rappresenta solo nove volte, è  in scena al Teatro Verdi Trieste sino a domenica 26 maggio.

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