Cultura Spettacoli

La poetica dei Pixel

today4 Maggio 2016

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Incantevole e poetico. È l’incontro fra danza e ligh design, proposto da Pixel con la Compagnia Käfig. Gli 11 ballerini “dinoccolati” ieri sera hanno incassato gli applausi anche sul palcoscenico del Teatro Rossetti per l’unica tappa triestina  che chiude TSdanza 2.0. Ma da vent’anni girano il mondo applauditi da oltre un milione di spettatori di 61 paesi diversi con il loro stile ” hip-hop”, danza spontanea nata nelle strade americane negli anni ’70, inno alla libertà di espressione delle minoranze afro e latinoamericane. Sapientamemente in Pixel la realtà dell’hip hop e il virtuale della tecnologia 3 D si fondono elevandosi a forma artistica. Nato dall’ incontro fortunato tra la fantasia di Adrien Mondot, programatore informatico oltre che visual artist, la scenografia computerizzata di Claire Bardainne e le coreografie di Mourad Merzouki, Pixel è l’effetto di questo equilibrio ricercato. Riesce a incantare per la precisione dei danzatori in continua interazione con le immagini ingannevoli per offrire un continuum di sensazioni. Un mix mai visto prima capace di fondere l’energia e il virtuosismo della danza urbana con l’illusione di un mondo che non c’è, fatto di immagini elettroniche, pixel appunto. Eppure tanta tecnologia non manca di lirismo e coinvolgimento, capace persino di emozionare, sotto gli effetti e le acrobazie dell’hip hop, uma danza simbolo  di ribellione e libertà. Mourad Merzouki, francese, classe ’73, percorre con sicurezza il mondo della danza e la contamina con la street dance, le arti marziali e, persino, le suggestioni del contorsionismo ginnico. Con la fondazione nel 1996 della, compagnia “Käfig”- che in tedesco e in arabo significa “gabbia”- ha sviluppato il proprio stile fino a sviscerare tutta la forza espressiva della sua sintesi, così connaturata al mondo contemporaneo. Molti i rimandi possibili ai linguaggi espressivi paralleli, dai fumetti nipponici agli effetti speciali della cinematografia americana ( vi ricordate Matrix?). È come trovarsi in un continuo inganno  dove le coreografie s’intrecciano con i giochi virtuali a modificare la percezione e a confonderci, modificando le proprietà della materia, invertendo la gravità, creando effetti irreali di accelerazione o rallentamento nello spazio conosciuto. La sfida di dialogare questi due mondi per trovare un sottile equilibrio tra le due arti, fra il mondo sintetico della proiezione digitale e la realtà del movimento legato al corpo del danzatore,  è  dunque vinta tracciando nuove linee per la danza del futuro.

Scritto da: Monica Ferri

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