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La vera storia di un’impensabile liberazione

today19 Ottobre 2018

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Una semplice panchina. Rossa. Come quelle dei giardinetti di San Giovanni. E’ questa l’ambientazione scelta per  “(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione”,  dialogo – intervista fra Beppe Dell’Acqua e Massimo Cirri, uno di quegli spettacoli che ha il sapore della testimonianza civile. Ed è il racconto – ottimamente strutturato dalle domande di Massimo Cirri, arricchito da video e foto originali – di esperienze e di vita, di vicende umane e di sfide che portarono a compimento la rivoluzione di Franco Basaglia. Direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia prima e di San Giovanni a Trieste poi, attuò un cambio epocale di paradigma. E Beppe Dell’Acqua, medico psichiatra, stretto collaboratore di Franco Basaglia, con commozione e nostalgia, ci porta dentro questa avventura che lo vide partecipe a partire dagli anni ’60 e che culminò nel 1978 quando  fu approvata la legge 180.

Con il garbo di una spontaneità affabile, ci guida dentro un mondo che fu e ci narra come quell’esperienza abbia aperto porte, demolito muri, restituito libertà. E lo fa con l’umiltà del testimone – benché protagonista – di quei tempi: reparti misti, dottori senza camice, dottori in crisi per una nuova psichiatria fatta di dialogo, sguardi e riunioni democratiche. E poi i laboratori artistici e teatrali, dove si raccontavano storie e si facevano ritratti. Piccoli gesti, insomma, di ribellione democratica di quel medico “filosofo” che aveva l’ idea di manicomio aperto. “Matti” e artisti che insieme  hanno dato vita ad una storia collettiva,  sino ad allora rimasta relegata fra le mura del manicomio, via via cresciuta fino a dar vita a quel gigante blu di cartapesta, Marco Cavallo, diventato il simbolo della libertà riconquistata dagli internati.

Insomma, una spettacolo  intessuto di “piccole storie”, di uomini e di donne, ma anche di grandi valori, di rivoluzione e democrazia. Come dimenticare poi che per Basaglia libertà e responsabilità andavano  insieme  “perché ogni cosa che accade – diceva- ci aiuta ad aprirci,  e solo se siamo aperti e chiediamo aiuto, entriamo in relazione con l’altro”. “E quante cose potremmo fare – recita ancora Dell’Acqua – se ci mettessimo insieme a sognare sul titanico confronto tra Normalità e Follia”. 

Lo spettacolo rimarrà in scena sino all’11 novembre in sala Bartoli al Teatro Rossetti. 

Scritto da: Monica Ferri

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