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Le cattive strade di Scanzi: omaggio a De Andrè

Chissà cosa canterebbe De Andrè dei nostri tempi e della nostra società, lui con la sua tensione eroica e le sue fragilità. E cosa ne direbbe di uno spettacolo, intenso e privo di retorica, a lui dedicato da Andrea Scanzi, voce narrante, insieme a Giulio Casale, voce e chitarra, che si replica sino a domenica al Teatro Miela. E noi oggi quanto conosciamo De Andrè a sedici anni della sua morte? Tre domande alle quali ciascuno potrà dare le sue risposte vedendo lo spettacolo che l’affiatata coppia sta portanto in giro nei teatri da ormai due anni con grande successo. Un percorso che narra un cantautore vero, considerato in quegli anni al pari di Bob Dylan, dalle prime uscite degli Anni ’60 con “Nuvole barocche” – non esattamente indimenticabile ricorda, graffiante, Scanzi – per arrivare a “Creuza de ma” e a “Nuvole” degli Anni ’90. Il giornalista ripercorre la strada del cantautore delle grandi ballate. Ne analizza temi dei concept album, tratteggia la crisi musicale della fine degli Anni ’70 e la nuova espressivita successiva con il recupero dell’antico linguaggio popolare genovese, nuovo esperanto musicale e il sound tutto mediterraneo della sua collaborazione con Marco Pagani. E poi la denuncia dell’apatia sociale e della finta pace degli Anni ’90, che zittisce le voci ribelli come la sua.
Lucido, utilizzando lo stesso schema del suo precedente spettacolo dedicato a Gaber, Scanzi tratteggia lo stile di De Andre’ con lucidita’ e rispetto, per un artista che anche quando parlava d’amore non era capace di far rima con cuore, ma che raccontava per primo i temi sociali dell’emarginazione e della prostituzione, temi insoliti e disdicevoli in un paese benpensante, come quella della morte, sia quella fisica che di pensiero in un’Italia in cui si afffermava il primo capitalismo. Questo grazie anche all’attenzione per i Giganti d’Oltreoceano, come Leonard Cohen e altri. E poi i libri proibiti e i vangeli aprocrifi, la cultura angloamericana di Spoon river di Edgar Lee Masters.
Tutto questo era De Andrè. E la prosa di Scanzi, cosi’ asciutta e scarna, a tratti nervosa, ben si adatta a narrare, il carattere introverso e timido dell’artista genovese. Un artista che, ai tempi de La Bussola e di Bandiera gialla, non amava i concerti. Ne individua i tratti salienti di uno stile alternativo, fuori dal sistema e dagli schemi, troppo avanti nel tempo, e dunque non appartenente a nessuna corrente. E cosi come un viaggio nel tempo Scanzi tratteggia anche le collaborazioni di De Andre, da quelle fortunate con i New Troll e PFM, a quella tormentata con De Gregori per “Volume 8” quello che contiene il brano “La cattiva strada” che dà il titolo allo spettacolo. Ne viene fuori un ritratto intimo e delicato, quasi affettuoso, dell’artista ligure che rivive e prendo colore anche grazie a Giulio Casale, che canta De Andre con personalità e presenza scenica, senza scimmiottarlo e senza paura del confronto. E soprattutto senza soffrire della grinta espressiva di Scanzi. Uniti sul palco da grande passione e da grande ironia colmano l’assenza di un mito, e non di un divo, narrato senza retorica, di un’artista atipico e anarcoide che generava appartenenza. Parola di Scanzi.

m.f.

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