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Le note imperdibili di Glenn Miller entusiasmano il Rossetti

TRIESTE. Non ha deluso le aspettative, non ha tradito i suoi fans – rigorosamente di tutte le etá – la Glenn Miller Orchestra. Il celebre ensamble, fondato nel 1938 dallo stesso Glenn Miller, ha fatto registrare il tutto esaurito ieri sera nell’unica tappa italiana, in un Teatro Rossetti gremito all’inverosimile da un pubblico generoso d’applausi. Lo si capisce fin dalle prime note che sará una grande serata assieme a “The History of Big Bands”, questo il titolo dello spettacolo. Protagoniste le musiche e le atmosfere senza tempo dell’orchestra swing più famosa al mondo e con un sound impeccabilmente eseguito e perfettamente amplificato. Si inizia con un accenno di “Moonlight Serenade” e “Chattanooga-choo choo” e si parte alla grande per un viaggio pensato come un autentico tributo agli artisti che hanno regalato alla storia musiche capaci di far sognare il mondo intero. Non solo omaggio a Glenn Miller quindi, ma anche altri miti come Count Basie, Harry James, Ray Anthony e Ella Fitzgerald. 15 i musicisti in scena – ance, trombe e tromboni, oltre a batteria e contrabbasso – capitanati e diretti da Wil Salden, al pianoforte. Con loro l’apprezzatissima voce femminile di Ellen Bliek, sensuale e potente. Insieme hanno dato vita anche a duetti e quartetti vocali, che non hanno fatto rimpiangere le sonaritá dei Manhattan Transfer. Due ore di spettacolo, volate tutte d’un fiato, attraverso canzoni romantiche – come “A string of perls” o “Sentimental journey” – note frizzanti, quelle delle immancabili “Little Brown Jug” e “Pennsylvania 6-5000”, o quelle ancora piú irresistibili di “In The Mood” e “Sweet Georgia Brown”, un viaggio tra swing e dixieland, animato dalle allegre coreografie e gag degli stessi musicisti, come nella migliore tradizione americana. Insomma una serata che ha riportato il pubblico dello Stabile Regionale indietro nel tempo, direttamente nelle atmosfere swing degli anni ‘40, dominati dalle cosiddette “big bands” di cui Glenn Miller segnó l’apice, in una Trieste che sicuramente quella musica ce l’ha nel sangue, sin dai tempi in cui i boys americani giravano per le strade della cittá. Immancabili, alla fine, i tre bis di rito con tanto di tromboni in giro per la platea a suon di applausi a scandire il ritmo.

Monica Ferri

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