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L’equilibrio leggero di Allevi

Una serata all’insegna della musica di contaminazione tra pop e classica, ma anche sonarità tipicamente europee unite a suggestioni esotiche. Sfugge dalle etichette Giovanni Allevi, un musicista  non convenzionale. Ma questa sorta di Amleto del panorama musicale, ha il dono di avvicinare un grande pubblico ad uno strumento “ “ingombrante” come il pianoforte. Le sue mani eleganti si muovono velocemente sulla tastiera, le sue composizioni suggeriscono atmosfere, situazioni, sensazioni. Lo dimostra anche in questo concerto con cui sta girando l’Italia dal titolo “Equilibrium Tour”, che ha fatto tappa al Politeama Rossetti. Porta il nome del doppio album sinfonico di brani inediti, uscito ottobre scorso, perché due sono le anime musicali che si incontrano in un equilibrio ‘instabile’, che da sempre caratterizza la sua produzione: l’anima “rock” ribelle e scanzonata che smantella le convenzioni e l’anima classica, accademica, che conduce l’orchestrazione.
Per questo viaggio lo accompagnano, scherzando con lui, 13 elementi, selezionati archi dell’Orchestra Sinfonica Italiana, professori d’orchestra scelti perché, guardandoli negli occhi, “rivelano piccoli segni di disequilibrio interiore”. Parola di Allevi. Una ventina i brani presentati per un inno – come ricorda in tutto il concerto – al presente e alla follia, brani nati da situziazioni personali che rivela a poco a poco in un ora e quaranta di concerto, seguendo la scaletta dell’omonimo cd: “Flowers”, “No words” (brano per pianoforte e archi composto il 25 agosto 2016 ad Ascoli Piceno, la mattina dopo la terribile scossa di terremoto), e poi “Toghether” e via via tutti gli altri brani del CD1 del suo Equilibrium. Le note scorrono – introdotte dalle parole sussurrate con timidezza e tenerezza del musicista di Ascoli Piceno. Poche parole ma che danno anima questo lavoro sinfonico composto su un’isola dell’Atlantico, mentre gli ultimi brani, sono stati ideati durante il periodo di forzato riposo al buio, seguito all’operazione agli occhi in Giappone. Due momenti diversi, accomunati dalla musica e alla ricerca dell’equilibrio, come un ideale cui dobbiamo tendere. Ed è questo anelito che diventa il filo conduttore di una serata all’insegna della leggerezza. Sorride, scherza con il suo pubblico in chiave autoironica, si cimenta oltre che come compositore e musicista, come conduttore (direttore sarebbe troppo per la spontaneità e l’irruenza dei gesti).
Ai brani dell’ultima fatica intervalla i pezzi piú famosi della sua lunga carriera, come “Asian eyes” (2015) e “ Corale”, che descrive come un respiro profondo e intenso, o “A perfect day “ entrambi eseguiti da solo al pianoforte. Ultimo brano della serata Prendimi (2005).
Anche per i bis gioca con le sue diverse anime proponendo prima “Aria” brano del 2007 e poi il “Te Deum“ di Charpentier, suonato a suon di rock. Perché il meglio della vita ci arriva quando ci sbilanciamo aprendoci al nuovo.

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