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L’incontenibile Slurp di Marco Travaglio

today19 Dicembre 2016

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In fin dei conti ce lo meritiamo. Marco Travaglio con la consueta garbata e graffiante ironia  non ce lo manda a dire: davanti una classe politica di inetti e una, quella giornalistica, di lecchini  siamo cloroformizzati.
In “Slurp- Vent’anni di Lecchini, Lecconi & Leccalecca al servizio dei potenti che ci hanno rovinato” – ultima fatica teatrale arrivata anche a Trieste, il 17 dicembre scorso, unica tappa al Teatro Contrada – Marco Travaglio, novello custode della memoria nazionale, attacca politici e giornalisti,  con il suo stile garbatamente irrefrenabile, misurato e preciso. I piú conosciuti del panorama italiano non sfuggono alla sua impietosa analisi,  alla ricerca della “coerenza perduta”, che evidenzia le tappe storiche che hanno portato il paese alla deriva. O meglio, come un sarto accorto che lega e cuce Travaglio evidenzia anche come,  attraverso una serie di ” golpe bianchi”,  lo hanno indirizzato in una ben precisa direzione, con il beneplacito di molta della stampa italiana.
Insomma la linea del direttore del “Fatto Quotidiano” è cosa nota e risaputa. Ma la forza dello spettacolo- che porta la regia di Valerio Binasco- nasce  dalla piacevolezza narrativa di una mente arguta e pungente – non costretta dai sincopati ritmi televisivi –  graffiante quanto uno spadaccino e ironica come un comico, capace di collegare fatti e misfatti dell’ex Bel Paese. Grazie anche alla bravura di Giorgia Salari, capace di  riportare con garbo e tanta ironia molte delle incredibili frasi di prestigiose firme italiane, le due ore e mezza di spettacolo scivolano via animate dai material fotografico tra cui frammenti di cronaca dell’Istituto Luce. Si parte dunque dagli anni Venti del Novecento e dalla propaganda del Minculpolp per il Duce per un irriverente confronto con l’ex premier Renzi. Rivive poi  il grigiore della Prima Repubblica, gli anni scoppiettanti di Tangentopoli, e il lucicchio del ventennio berlusconiano, per arrivare sino a Gentiloni. Anni accompagnati in ogni caso da un vortice di conformismo, piaggeria e creduloneria, che rasentano l’autolesionismo,  di un paese sull’orlo del baratro.
Travaglio come di consueto non risparmia nessuno. Non si salvano neanche le piú alte cariche dello Stato, i presidenti della Repubblica, da Ciampi e Napolitano – definito affertuosamente Re Giorgio – a Sergio Mattarella, capo dello Stato. Cosí, divertente ma non scontato,, Travaglio arriva dritto al sodo e ci invita, con uno slancio di maggior consapevolezza, a vigilare sull’informazione italiana, a tirar fuori l’orgoglio nazionale per non farci menare poi così tanto, e cosí spudoratamente, per il naso.

Scritto da: Monica Ferri

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Arriva l’Acquologo, tutta l’acqua di Trieste in una nuova app

Una novità limpida come l'acqua arriva a Trieste proprio in occasione del Natale, una nuova applicazione gratuita, disponibile per tutti i sistemi operativi, che permetterà di inviare dallo smartphone con un semplice click la lettura del proprio contatore idrico, di essere avvisati tempestivamente in caso di momentanea interruzione dell’erogazione dell’acqua per lavori programmati, segnalare una perdita in strada e conoscere i valori medi della qualità dell’acqua del rubinetto di casa. […]

today16 Dicembre 2016

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In fin dei conti ce lo meritiamo. Marco Travaglio con la consueta garbata e graffiante ironia  non ce lo manda a dire: davanti una classe politica di inetti e una, quella giornalistica, di lecchini  siamo cloroformizzati.
In “Slurp- Vent’anni di Lecchini, Lecconi & Leccalecca al servizio dei potenti che ci hanno rovinato” – ultima fatica teatrale arrivata anche a Trieste, il 17 dicembre scorso, unica tappa al Teatro Contrada – Marco Travaglio, novello custode della memoria nazionale, attacca politici e giornalisti,  con il suo stile garbatamente irrefrenabile, misurato e preciso. I piú conosciuti del panorama italiano non sfuggono alla sua impietosa analisi,  alla ricerca della “coerenza perduta”, che evidenzia le tappe storiche che hanno portato il paese alla deriva. O meglio, come un sarto accorto che lega e cuce Travaglio evidenzia anche come,  attraverso una serie di ” golpe bianchi”,  lo hanno indirizzato in una ben precisa direzione, con il beneplacito di molta della stampa italiana.
Insomma la linea del direttore del “Fatto Quotidiano” è cosa nota e risaputa. Ma la forza dello spettacolo- che porta la regia di Valerio Binasco- nasce  dalla piacevolezza narrativa di una mente arguta e pungente – non costretta dai sincopati ritmi televisivi –  graffiante quanto uno spadaccino e ironica come un comico, capace di collegare fatti e misfatti dell’ex Bel Paese. Grazie anche alla bravura di Giorgia Salari, capace di  riportare con garbo e tanta ironia molte delle incredibili frasi di prestigiose firme italiane, le due ore e mezza di spettacolo scivolano via animate dai material fotografico tra cui frammenti di cronaca dell’Istituto Luce. Si parte dunque dagli anni Venti del Novecento e dalla propaganda del Minculpolp per il Duce per un irriverente confronto con l’ex premier Renzi. Rivive poi  il grigiore della Prima Repubblica, gli anni scoppiettanti di Tangentopoli, e il lucicchio del ventennio berlusconiano, per arrivare sino a Gentiloni. Anni accompagnati in ogni caso da un vortice di conformismo, piaggeria e creduloneria, che rasentano l’autolesionismo,  di un paese sull’orlo del baratro.
Travaglio come di consueto non risparmia nessuno. Non si salvano neanche le piú alte cariche dello Stato, i presidenti della Repubblica, da Ciampi e Napolitano – definito affertuosamente Re Giorgio – a Sergio Mattarella, capo dello Stato. Cosí, divertente ma non scontato,, Travaglio arriva dritto al sodo e ci invita, con uno slancio di maggior consapevolezza, a vigilare sull’informazione italiana, a tirar fuori l’orgoglio nazionale per non farci menare poi così tanto, e cosí spudoratamente, per il naso.

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Insomma la linea del direttore del “Fatto Quotidiano” è cosa nota e risaputa. Ma la forza dello spettacolo- che porta la regia di Valerio Binasco- nasce  dalla piacevolezza narrativa di una mente arguta e pungente – non costretta dai sincopati ritmi televisivi –  graffiante quanto uno spadaccino e ironica come un comico, capace di collegare fatti e misfatti dell’ex Bel Paese. Grazie anche alla bravura di Giorgia Salari, capace di  riportare con garbo e tanta ironia molte delle incredibili frasi di prestigiose firme italiane, le due ore e mezza di spettacolo scivolano via animate dai material fotografico tra cui frammenti di cronaca dell’Istituto Luce. Si parte dunque dagli anni Venti del Novecento e dalla propaganda del Minculpolp per il Duce per un irriverente confronto con l’ex premier Renzi. Rivive poi  il grigiore della Prima Repubblica, gli anni scoppiettanti di Tangentopoli, e il lucicchio del ventennio berlusconiano, per arrivare sino a Gentiloni. Anni accompagnati in ogni caso da un vortice di conformismo, piaggeria e creduloneria, che rasentano l’autolesionismo,  di un paese sull’orlo del baratro.
Travaglio come di consueto non risparmia nessuno. Non si salvano neanche le piú alte cariche dello Stato, i presidenti della Repubblica, da Ciampi e Napolitano – definito affertuosamente Re Giorgio – a Sergio Mattarella, capo dello Stato. Cosí, divertente ma non scontato,, Travaglio arriva dritto al sodo e ci invita, con uno slancio di maggior consapevolezza, a vigilare sull’informazione italiana, a tirar fuori l’orgoglio nazionale per non farci menare poi così tanto, e cosí spudoratamente, per il naso.

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