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Luisa Miller, un’opera da riscoprire al Verdi

Sono passati 26 anni da quando al Teatro Verdi di Trieste sono state eseguite le note della splendida sinfonia d’apertura di Luisa Miller di Giuseppe Verdi.  166 anni dopo la prima esecuzione triestina, nel 1850, un anno dopo la sua composizione e il suo debutto al San Carlo di Napoli. E, ancora oggi, quest’opera è in grado di stupire il pubblico per la sua modernità e la profondità psicologica dei suoi personaggi. Lo spettacolo è in scena nel tempio della lirica del Friuli Venezia Giulia dal 4 al 12 marzo. A dirigerla, sul podio, è stato chiamato il Maestro Myron Michailidis: già direttore dell’Opera Nazionale Greca, e considerato oggi uno dei più importanti direttori greci della sua generazione. Sempre più internazionale anche il cast. Due le compagnie di canto di ottimo livello che si alterneranno sul palcoscenico del Verdi. Per interpretare Luisa torna a Trieste, dopo il successo di Norma, l’acclamato soprano spagnolo Saoia Hernandez, che ha preparato la parte con la preziosa guida di Montserrat Caballé. Nella parte di Rodolfo, Gustavo Porta il tenore argentino, ormai italiano d’adozione, già conosciuto dal pubblico triestino in occasione del suo esordio come Renato Des Grieux in Manon Lescaut nel 2007. Sempre nei panni di Norma anche la giovane bulgara Stefanna Kybalova formatasi a Milano, prima al conservatorio e poi nel coro della Scala e oggi al suo debutto al Verdi di Trieste, in coppia con il tenore kazako Medet Chotabayev alias RodolfoCompletano il primo cast Andrea Comelli come Il conte di Walter, Olesya Petrova come Federica, Ilya Silchukov nei panni di Miller; nel secondo cast, negli stessi ruoli: Michail Ryssov, Ninon Dann, Filippo Polinelli; mentre impegnati in tutte le repliche: In-Sung Sim nella parte di Wurm, Yumeji Matsufuji nel ruolo di Laura e Motoharu Takei nella parte di un contadino.

La messa in scena – una coproduzione tra Fondazione Teatro Regio di Parma e Fondazione Teatro Regio di Torino – è curata dal regista Denis Krief , che firma anche le scene, i costumi e il disegno luci, e si concentra sapientemente su questi elementi senza “nessuna concessione al grande spettacolo” , come ammette lui stesso, per lasciar spazio al clima musicale verdiano, dove le passioni e i gesti del melodramma devono misurarsi con le pareti domestiche di un interno borghese”.

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