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Luisa Miller, Verdi e l’intrigo

Ancora uno storico allestimento per la stagione del Teatro Verdi di Trieste. In scena sino al 12 marzo Luisa Miller, quinto spettacolo della stagione, nella proposta registica dal sapor minimalista di Denis Krief che nel 2007 la pensò per l’inaugurazione della stagione del Festival Verdi a Parma. Un’opera poco rappresentata, anche a Trieste dove mancava da ben 26 anni, eppure resa nota da primedonne della lirica, come Montserrat Caballé o Katia Ricciarelli, che hanno fatto del ruolo di Luisa un proprio cavallo di battaglia. Sarà per il registro, tutto intimista e raccolto, che ben evidenzia la psicologia e l’animo femminile, incentrandosi sulla descrizione del mondo degli affetti, del dramma dei giovani amanti – tratteggiati da Schiller in “Intrigo e amore ” e che il librettista dell’opera, Salvatore Cammarano, riprese – e che anticipa quell’attenzione all’ambiente sociale propria delle opere successive verdiane. A Trieste, nel ruolo della protagonista del titolo, c’è Saioa Hernadnez, che proprio con la Caballé si è preparata per il ruolo. È stata lei a riscuotere gli applausi più vigorosi, per interpretazione e vocalità superando la prova, affiancata, nel secondo cast, da Stefanna Kybalova. Meno fortunate e apprezzate le partecipazioni maschili di questa edizione con la sostituzione in corsa del tenore argentino Gustavo Porta a cui, dopo la prima, è subentrato Luciano Ganci, e l’indisponibilità di Ilya Silchukov la sera del debutto. Ma,  mobilità del cast a parte, lo spettacolo si caratterizza per il rigore interpretativo di Krief al limite del maniacale. Consapevole che la musica è al centro dell’azione scenica il regista sottolinea e  incornicia le sequenze, come in un film, separandole grazie a una struttura scenica flessibile e dinamica, con pannelli scorrevoli per evidenziale con precisione le situazioni psicologiche dei personaggi con una precisione efficace anche dal punto di vista drammatico. Tutto viene così incasellato a sottolineare il il sistema di opposizioni ( genitori – figli piuttosto che nobili -plebei) giocando anche sul cambio di colori e delle luci, sempre firmate da Krief a cui si debbono anche i costumi ( non esaltanti,  a dir la verità). Caldi i colori del legno e della terra per evocare la semplicità del mondo contadino, gelidi quelli del bianco astratto a rappresentare le algide atmosfere nobiliari del castello dove viene  tessuto l’intrigo contro  i giovani amanti, simboleggiato dalle efficaci ragnatele geometriche. Se pur essenziale, l’allestimento della Fondazione del Teatro regio di Parma è raffinato a livello visivo impreziosite da particolari coglibili dallo spettatore attento. Insomma non sarà la Traviata, non sarà particolarmente amata dal pubblico, ma anche questa Luisa Miller va vista in questa felice corrispondenza  tra ciò che si vede e la musica. Sul podio a dirigere l’ottima Orchestra del Teatro Verdi il maestro greco Myron Michailidis.

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