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Manu Chao con "La Ventura" a Borgo Grotta

Ottime notizie per tutti i fan europei di Manu Chao. Dopo il concerto annunciato nei giorni scorsi al Roskilde Festival in Danimarca (il più longevo e importante festival musicale europeo, secondo per dimensioni al mondo solo al Glastonbury), a grande richiesta ecco il secondo atteso show del suo nuovo entusiasmante tour: venerdì 27 giugno a Trieste nell’area di Borgo Grotta Gigante, dove ogni estate a metà luglio si tiene il più importante festival balkan della penisola.

L’icona musicale del popolo ritorna così in Italia per un nuovo travolgente show, dopo l’autentico trionfo ottenuto la scorsa estate a Bologna, Napoli e Gallipoli davanti a un totale di 60mila spettatori. Sarà una grande festa popolare quella di Trieste: i cancelli apriranno già alle ore 15:00 per accogliere i migliaia di fan giovani e meno giovani attesi da tutta Italia e da tutta Europa, i concerti inizieranno alle ore 17:00 con altri tre gruppi di supporto che verranno annunciati nelle prossime settimane.

Il cantautore franco spagnolo, uno dei più influenti e più impegnati socialmente nella storia mondiale della musica contemporanea, amato e apprezzato in tutto il mondo dall’America Latina all’Oceania, porterà in Italia il suo ultimo strepitoso progetto “La Ventura”, accompagnato sul palco dal suo bassista storico Jean Michel Gambeat, il super chitarrista Madjid Fahem e David Bourguignon alla batteria. I biglietti (ingresso unico 20 euro + dp) per l’esclusivo show saranno in vendita online su Ticketone.it dalle ore 12:00 di oggi stesso e dalle ore 12:00 di sabato 5 aprile nei punti vendita autorizzati Ticketone e nei circuiti di vendita internazionali Eventim.si e OeTicket.com

Il concerto in programma a Trieste conferma ancora una volta di più il legame fortissimo di Manu Chao con l’Italia. Da anni, l’eclettico e trasversale artista è grande protagonista nel nostro territorio: dallo storico concerto all’Arena Civica di Milano nel 1991 con i mitici Mano Negra, la più grande rock band francese della storia, al concerto-benefit di Genova contro il G8, senza dimenticare l’esibizione davanti a 100.000 spettatori in Piazza Duomo a Milano e le tantissime altre presenze, come i concerti all’interno del carcere di Volterra, nel giugno del 2001 i festeggiamenti dei suoi 40 anni insieme a Don Gallo e alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova e infine i sopra citati concerti della scorsa estate a Bologna, Gallipoli e Napoli.

Il concerto, sensazionale anteprima del festival balkan in programma a metà luglio sempre nell’area di Borgo Grotta Gigante, è organizzato dall’Associazione Culturale Altramusica con il patrocinio del Comune di Sgonico, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia e Azalea Promotion, ed è inserito all’interno dell’offerta turistica “Music & Live”, ideata da TurismoFVG, che permette di ricevere gratuitamente il biglietto a chi soggiorna in una delle strutture alberghiere regionali convenzionate (hotel, b&b, agriturismi, pensioni, etc.).

Info: Associazione Culturale Altramusica – [email protected]

Fonte: Ufficio Stampa

BIOGRAFIA MANU CHAO

È stato la voce dei Mano Negra, lo storico gruppo francese che lanciò il rock latino, in bilico tra punk stile Clash e ritmi sudamericani. E con “Clandestino” – oltre quattro milioni di copie vendute – ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Un successo musicale enorme che ha anche un retroscena politico, visto che Manu Chao è diventato presto una delle icone dei giovani e anche del “Popolo di Seattle”, centomila persone sono accorse per ascoltarlo nello Zocalo, la più grande piazza dell’America Latina, la stessa nella quale il subcomandante Marcos ha terminato la sua marcia. Una folla di peruviani, boliviani, ecuadoriani, messicani lo acclama come il “Bob Dylan latinoamericano”, come una sorta di guru delle loro rivendicazioni sociali.

Nato a Parigi il 21 giugno del 1961, da un padre originario della Galizia e da una madre di Bilbao, l’incontenibile Manu Chao, ha guidato la band fra il 1987 e il 1994, in simmetria con i rivali Negresses Vertes. Si chiamavano Mano Negra per una sorta di rivalutazione in senso romantico della prima mafia sudamericana. Quella formazione si è sciolta “per esaurimento delle motivazioni originarie” e, con lei, anche quella concezione musicale battezzata “patchanka”, ardimentoso mélange di suoni da ogni parte del mondo.

Ma Manu non è rimasto fermo, e ha stupito tutti con la sua prima prova da solista. Se i Mano Negra (supporter preferiti di Iggy Pop) puntavano su un rock sovversivo, “encabronado”, come lo definisce Manu Chao, nell’album d’esordio del loro leader, “Clandestino” (1998), prevalgono i ritmi messicani, brasiliani o afrocubani. Sono sedici canzoni (dodici in spagnolo, una in inglese, una in portoghese e due in francese) che raccontano tutti i suoi vagabondaggi in musica. Le atmosfere si ammorbidiscono, come nella malinconica “Desaparecido” o nella struggente “Je ne t’aime plus”. Tutto è molto fresco, immediato. Il tema del viaggio ricorre spesso, con particolare attenzione alle frontiere, come Gibilterra, tra Spagna e Maghreb, e Tijuana, il sogno americano di chi fugge dal Messico. Manu non può rimanere ancorato a lungo in un luogo specifico e infatti, dopo trent’anni di vita a Parigi, ha spostato la sua base a Barcellona perché “avevo una gran voglia di sole e di caldo”

“I miei percorsi – racconta Manu Chao nei concerti – non sono mai nervosi; non mi piacciono le tournée toccata e fuga, non riesco a fermarmi in una città per più di due settimane, ma al tempo stesso voglio avere il tempo di conoscere la gente del luogo, le chiacchiere nei bar e la musica, anche perché ho amici in ogni parte del mondo”.

La sua avventura successiva porta il nome di una band nuova di zecca, Radio Bemba, della quale dice testualmente: “È un collettivo a geometria assolutamente variabile, visto che spazia da una persona sola – il sottoscritto – a trenta o quaranta musicisti di ogni genere e tipo, a seconda delle esigenze e delle ispirazioni del momento”. La ricetta è chiara: musica meticcia, suonata con strumentisti di ogni razza e colore in ogni angolo del mondo, dal Cile al Senegal, da Cuba all’Italia nostra, dall’Africa al Sudamerica, che comunque sono le sue mete preferite (“lì il mondo è veramente mischiato come in un gigantesco laboratorio umano. Sembrano in ritardo su tutto, e invece sono avanti di centinaia di anni”). “Radio Bemba Sound System” è un live del 2002 che segna il distacco dalla Virgin. Due anni dopo, il ritorno in studio di registrazione per “Sibérie M’Etait Contée”, progetto piuttosto ricco e ambizioso, dove a farla da padrone è un’aria popolare catturata tra i vicoli e le bancarelle della metropoli parigina. Uscita in forma di libro con cd allegato, l’opera è impreziosita dagli “schizzi”dell’illustratore polacco Wozniak. Il disco, cantato interamente in francese, spazia dal disincanto polemico di “La Valse à Sale Temps” alla desolazione di “Helno est mort”, passando per l’ode amorosa di “Je suis fou de toi” e il gelo sentimentale di “Sibérie”.

La fisarmonica di Thierry Bartalucci, la tromba e il trombone di Roy Paci imbastiscono suggestivi quadretti di una Parigi spaesata e spiazzante, dove cova l’amarezza e la solitudine, sublimate nella ballata dolente di “Dans mon jardin”. E non mancano sprazzi di mazurca (“Madame Banquise”), mambo (“Les rues de l’hivers”) ed esotismo tropicale (“Sibérie fleuve amour”). “Sibérie M’Etait Contée” mostra un Manu Chao diverso, non più ostaggio della retorica no-global, ma amaro indagatore della vita quotidiana nei meandri della metropoli.

Nel 2007 arriva “La Radiolina”, il suo ultimo album di inediti. Il disco, prodotto dallo stesso ex leader dei Mano Negra in collaborazione con Mario Caldato e Andrew Scheps, viene anticipato dal vivace singolo “Rainin in Paradize” con tanto di video girato da Emir Kusturica. Spiccano anche la contrita “Tristezza Maleza” e “La Vida Tombola”, ode a Diego Armando Maradona.