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I pescatori del giovane Bizet

E’ un’opera elegante e dal fascino lontano. Forse non pienamente sviluppata nell’impianto drammaturgico, scritto dal librettista Eugene Cormon, ma  l’opera giovanile del compositore francese Georges Bizet “I pescatori di perle” -commissionatagli nel 1863 per il Théâtre Lyrique di Parigi- possiede originalità di armonie e d’orchestrazione che apriranno la strada a Carmen.

L’opera, in lingua originale, è in scena sino al 18 marzo prossimo ben diretta nelle sue sfumature piú nostalgiche dal Maestro Oleg Caetani, apprezzato già durante stagione sinfonica del Verdi. La sua conduzione rimane uno dei punti di forza di questo allestimento, curato dalla Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Semplice, a tratti minimalista, ed esotica la sceneografia di questa ripresa della regia, del 2008, firmata da Fabio Sparvoli e che ritorna al Teatro Verdi a nove anni di distanza, grazie all’intervento che Carlo Antonio De Lucia, che ha firmato anche di recente Gianni Schicchi e Cavalleria Rusticana, allestimento della giapponese Kitakyushu City Opera.
E così spiaggie sabbiose e templi induisti incorniciano una storia di amicizia e rivalita maschile ambientata a Ceylon. Non solo storia di un triangolo amoroso quanto evocazione di un mondo incontaminato al quale guardare con rimpianto di fronte all’avanzata dell’ industrializzazione di fine 800, una dei temi orientaleggianti cari al Romanticismo nascente che percorsero la seconda metà di quel secolo (per fare un parallelismo sono gli anni in pittura dell’esotismo di Ingres e Delacroix).

Nel ruolo pescatore Nadir, il tenore leggero Jesus Leon – protagonista affermato della scena internazionale offre un’interpretazione elegiaca, via via piú modulata del ruolo principale e non delude – anche se ancor un po’ di espressività in piú non guasterebbe – alle prese con una delle arie piú famosa dello spartito Je crois entendre encore (Mi par di udir ancor) cavallo di battaglia dei tenori leggeri del passato.
Nei panni di Zurga, il baritono Domenico Balzani, esibitosi a Trieste di recente anche nel Barbiere di Siviglia, si conferma baritono potente ed espressivo. Gianluca Breda,  anche lui di recente  nel Barbiere di Siviglia, riscuote consensi in tutte le rappresentazioni con la sua interpretazione di Nourabad. Nel ruolo femminile, principale, quello della bella sacerdotessa Leila, svetta l’interpretazione intensa di Mihaela Marcu (la Rosalinde nel recente Pipistrello) a cui si alterna nel secondo cast, Hye myung Kang. Nei ruoli maschili sono impegnati anche il tenore Merto Sungu, apprezzato a gennaio nel “Flauto magico” e Stefano Meo, applaudito nel“Rigoletto” che ha inaugurato la stagione lirica in corso.  Ottima la prova del coro e l’orchestra del Teatro Verdi.

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