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Rossi, storie e vizi al Teatro Miela

TRIESTE. Canta i nostri vizi, e anche gli stravizi, le nostre manchevolezze e le debolezze questo “L’amore è un cane blu”, fatica in corso di Paolo Rossi, in scena ancora stasera al Teatro Miela.
Già il titolo la dice lunga sulla capacitá del comico monfalconese di raccontare storie quasi non sense, con cui propone temi e fustiga i costumi di questa nostra societá, inventandosi un viaggio di smarrimento esistenziale e sociale, individuale e collettivo.
Il tutto, come suo solito con estrema ironia e leggerezza e con quell’aria scanzonata e provocatoria da enfant terrible, che contraddistinguono il suo stile. Due ore di spettacolo, quasi no stop ( l’incertezza è d’obbligo quando si ha che fare con l’istrione Paolo Rossi capace ogni sera di uscire dai binari di un copione) costruito con il meccanismo della storia nella storia che dá vita a battute esilaranti, gag improvvisate, frame emozionanti come “Figlio della luna”, brano dei Meccano, cantato splendidamente da Mariaberta Blaskovic, unica donna a far parte dei Virtuosi del Carso (sei musicisti bravissimi capaci pure di interpretare in chiave balcanica un pezzo storico della tradizione partenopea come ‘O surdato ‘nnamoratu).
Scritto insieme a Riccardo Piferi e a Gaia Rayneri, Rossi mescola battute e barzellette, s’inventa un casting al sapore della nostrana minestra di jota, affianca citazioni auliche – da Ovidio a Shakespeare, da Gaber a Santana – accennate sul filo di un racconto che ha i sapori della tragedia greca di Orfeo ed Euridice. Uno spettacolo pieno di accenni così come piena di oggetti è la scenografia ispirata al West. Il tutto senza mai perdere la sua aria scanzonatoria, anzi in questo affiancato e sostenuto da Emanuele dell’Aquila e i suoi Virtuosi.
Uno spettacolo- cabaret incentrato tutto apparentemente cosí lontano da noi ma, al contrario, incredibilmente cosi vicino….

Monica Ferri

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