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Teatro Verdi: il gioco degli opposti del Flauto magico

La fiaba dal sapore esoterico e dal monito iniziatico del ” Die Zauberflöte – Il Flauto Magico” di Mozart, su libretto di Schikaneder, ha inaugurato l’anno nuovo della stagione del Teatro Verdi. Non è certo facile mettere in scena quest’opera complessa e articolata che contiene accenti drammatici, con tratti di sacralità, ma anche leggeri e ironici, che vive di diversi registri e molteplici letture.

Ritorna a Trieste a quasi vent’anni di distanza, in un nuovo allestimento, prodotto dalla Fondazione Lirica, colorato e irriverente, con accenni beat, nei costumi femminili, che porta in scena padelle, Superman, cabine telefoniche e scovolini.
Cosi la vede la regista argentina Valentina Carlasco – affermatasi sulla scena europea, con già alle spalle numerosi premi e riconoscimenti internazionali – che incornicia la vicenda in un gioco tra divinità giovani, infantili e capricciose che eterodirigono i destini umani all’interno di una “casa di bambole”. Mette forse un po’ da parte la portata iniziatico-massonica dell’opera per introdurre piuttosto una riflessione sulla condizione umana, la cui vita sembra  gestita da entità non corrispondenti ai principii razionali con cui vogliamo codificare il mondo, e sull’eterna contrapposizione al maschilismo. Ne viene fuori una lettura originale, molto curata nei movimenti scenici, per un allestimento decisamente alternativo, che ha il sapore della periferia, carico di colori e invenzioni, spiazzante nelle intenzioni, che porta con se quella carica dissacrante,  volutamente disturbante, tipica della compagnia  spagnola ” La fura dels Baus” con cui la Carrasco collabora dal 2000. E in ciò pare interprete fedele di quello spirito burlone che le cronache raccontano fossero proprie dell’enfant terrible austriaco.

Indubbiamente quest’ operazione creativa e coraggiosa riesce a dividere il pubblico tra applausi e fischi che la regista argentina incassa spavaldamemte.

Senza ombre invece il consenso unanime riservato alla prima all’elegante conduzione del direttore d’orchestra madrileno, Pedro Halffter Caro, attuale direttore artistico del Teatro de la Maestranza a Siviglia.
Unanime anche il consenso di pubblico e critica al cast caratterizzato da giovani affermati cantanti della scena internazionale. Il pubblico  ha manifestato particolare apprezzamento per Elena Galitskaja (una intensa Pamina) di ritorno al Verdi dopo esser stata Sophie nel Werther della scorsa stagione, al tenore turco Merto Sungu (Tamino), anche lui di ritorno a Trieste dopo la partecipazione nel Die Fledermaus la scorsa stagione, e a Peter Kellner (un brillante e simpatico Papageno) che ha invece debuttato a Trieste. Brillante anche la Papaghena di Lina Johnson, voce molto nota al pubblico triestino che l’ha di recente vista nella Cenerentola e nel Rigoletto, Motoharu Takei (Monostatos) e Katharina Melnikova nei panni della Regina della notte. Bene anche David Steffens, entrato in zona cesarini nel cast per vestire i panni di Sarastro. Hanno convinto anche per Olga Dyadiv (Prima dama), Patrizia Angileri (Seconda dama) e Isabel De Paoli (Terza dama), Elena Boscarol, Simonetta Cavalli e Vania Soldan, nei panni dei tre genietti, Francesco Paccorini e Giuliano Pelizon.
Si replica sino al 22 gennaio al Verdi di Trieste.

m.f.

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La fiaba dal sapore esoterico e dal monito iniziatico del ” Die Zauberflöte – Il Flauto Magico” di Mozart, su libretto di Schikaneder, ha inaugurato l’anno nuovo della stagione del Teatro Verdi. Non è certo facile mettere in scena quest’opera complessa e articolata che contiene accenti drammatici, con tratti di sacralità, ma anche leggeri e ironici, che vive di diversi registri e molteplici letture.

Ritorna a Trieste a quasi vent’anni di distanza, in un nuovo allestimento, prodotto dalla Fondazione Lirica, colorato e irriverente, con accenni beat, nei costumi femminili, che porta in scena padelle, Superman, cabine telefoniche e scovolini.
Cosi la vede la regista argentina Valentina Carlasco – affermatasi sulla scena europea, con già alle spalle numerosi premi e riconoscimenti internazionali – che incornicia la vicenda in un gioco tra divinità giovani, infantili e capricciose che eterodirigono i destini umani all’interno di una “casa di bambole”. Mette forse un po’ da parte la portata iniziatico-massonica dell’opera per introdurre piuttosto una riflessione sulla condizione umana, la cui vita sembra  gestita da entità non corrispondenti ai principii razionali con cui vogliamo codificare il mondo, e sull’eterna contrapposizione al maschilismo. Ne viene fuori una lettura originale, molto curata nei movimenti scenici, per un allestimento decisamente alternativo, che ha il sapore della periferia, carico di colori e invenzioni, spiazzante nelle intenzioni, che porta con se quella carica dissacrante,  volutamente disturbante, tipica della compagnia  spagnola ” La fura dels Baus” con cui la Carrasco collabora dal 2000. E in ciò pare interprete fedele di quello spirito burlone che le cronache raccontano fossero proprie dell’enfant terrible austriaco.

Indubbiamente quest’ operazione creativa e coraggiosa riesce a dividere il pubblico tra applausi e fischi che la regista argentina incassa spavaldamemte.

Senza ombre invece il consenso unanime riservato alla prima all’elegante conduzione del direttore d’orchestra madrileno, Pedro Halffter Caro, attuale direttore artistico del Teatro de la Maestranza a Siviglia.
Unanime anche il consenso di pubblico e critica al cast caratterizzato da giovani affermati cantanti della scena internazionale. Il pubblico  ha manifestato particolare apprezzamento per Elena Galitskaja (una intensa Pamina) di ritorno al Verdi dopo esser stata Sophie nel Werther della scorsa stagione, al tenore turco Merto Sungu (Tamino), anche lui di ritorno a Trieste dopo la partecipazione nel Die Fledermaus la scorsa stagione, e a Peter Kellner (un brillante e simpatico Papageno) che ha invece debuttato a Trieste. Brillante anche la Papaghena di Lina Johnson, voce molto nota al pubblico triestino che l’ha di recente vista nella Cenerentola e nel Rigoletto, Motoharu Takei (Monostatos) e Katharina Melnikova nei panni della Regina della notte. Bene anche David Steffens, entrato in zona cesarini nel cast per vestire i panni di Sarastro. Hanno convinto anche per Olga Dyadiv (Prima dama), Patrizia Angileri (Seconda dama) e Isabel De Paoli (Terza dama), Elena Boscarol, Simonetta Cavalli e Vania Soldan, nei panni dei tre genietti, Francesco Paccorini e Giuliano Pelizon.
Si replica sino al 22 gennaio al Verdi di Trieste.

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Teatro Verdi: il gioco degli opposti del Flauto magico

La fiaba dal sapore esoterico e dal monito iniziatico del ” Die Zauberflöte – Il Flauto Magico” di Mozart, su libretto di Schikaneder, ha inaugurato l’anno nuovo della stagione del Teatro Verdi. Non è certo facile mettere in scena quest’opera complessa e articolata che contiene accenti drammatici, con tratti di sacralità, ma anche leggeri e ironici, che vive di diversi registri e molteplici letture.

Ritorna a Trieste a quasi vent’anni di distanza, in un nuovo allestimento, prodotto dalla Fondazione Lirica, colorato e irriverente, con accenni beat, nei costumi femminili, che porta in scena padelle, Superman, cabine telefoniche e scovolini.
Cosi la vede la regista argentina Valentina Carlasco – affermatasi sulla scena europea, con già alle spalle numerosi premi e riconoscimenti internazionali – che incornicia la vicenda in un gioco tra divinità giovani, infantili e capricciose che eterodirigono i destini umani all’interno di una “casa di bambole”. Mette forse un po’ da parte la portata iniziatico-massonica dell’opera per introdurre piuttosto una riflessione sulla condizione umana, la cui vita sembra  gestita da entità non corrispondenti ai principii razionali con cui vogliamo codificare il mondo, e sull’eterna contrapposizione al maschilismo. Ne viene fuori una lettura originale, molto curata nei movimenti scenici, per un allestimento decisamente alternativo, che ha il sapore della periferia, carico di colori e invenzioni, spiazzante nelle intenzioni, che porta con se quella carica dissacrante,  volutamente disturbante, tipica della compagnia  spagnola ” La fura dels Baus” con cui la Carrasco collabora dal 2000. E in ciò pare interprete fedele di quello spirito burlone che le cronache raccontano fossero proprie dell’enfant terrible austriaco.

Indubbiamente quest’ operazione creativa e coraggiosa riesce a dividere il pubblico tra applausi e fischi che la regista argentina incassa spavaldamemte.

Senza ombre invece il consenso unanime riservato alla prima all’elegante conduzione del direttore d’orchestra madrileno, Pedro Halffter Caro, attuale direttore artistico del Teatro de la Maestranza a Siviglia.
Unanime anche il consenso di pubblico e critica al cast caratterizzato da giovani affermati cantanti della scena internazionale. Il pubblico  ha manifestato particolare apprezzamento per Elena Galitskaja (una intensa Pamina) di ritorno al Verdi dopo esser stata Sophie nel Werther della scorsa stagione, al tenore turco Merto Sungu (Tamino), anche lui di ritorno a Trieste dopo la partecipazione nel Die Fledermaus la scorsa stagione, e a Peter Kellner (un brillante e simpatico Papageno) che ha invece debuttato a Trieste. Brillante anche la Papaghena di Lina Johnson, voce molto nota al pubblico triestino che l’ha di recente vista nella Cenerentola e nel Rigoletto, Motoharu Takei (Monostatos) e Katharina Melnikova nei panni della Regina della notte. Bene anche David Steffens, entrato in zona cesarini nel cast per vestire i panni di Sarastro. Hanno convinto anche per Olga Dyadiv (Prima dama), Patrizia Angileri (Seconda dama) e Isabel De Paoli (Terza dama), Elena Boscarol, Simonetta Cavalli e Vania Soldan, nei panni dei tre genietti, Francesco Paccorini e Giuliano Pelizon.
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