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Tosca – Musica di Giacomo Puccini 1858 -1924

LIBRETTO DI LUIGI ILLICA E GIUSEPPE GIACOSA

DAL DRAMMA – TOSCA – DI VICTORIEN SARDOU

PRIMA RAPPRESENTAZIONE

TEATRO COSTANZI – ROMA 14 GENNAIO 1900.

 

Prolusione del maestro Pietro Busolini

 

GENESI

L’idea di trarre un’opera dal dramma di Victorien Sardou nell’anima del Maestro lucchese era nata molti anni prima: subito dopo Edgar. Egli aveva assistito al Teatro Filodrammatici di Milano, Tosca, con la grande Sarah Bernard. Fu colpito per l’evidenza delle sue situazioni, la verità delle passioni che sono in gioco nel dramma, la veemenza degli avvenimenti. Questo approccio non lo appassionò al punto di decidere una strategia musicale. Anzi dopo aver iniziato delle trattative con Sardou, per aver la concessione sul diritto di musicare il dramma, lasciò morire ogni cosa. Fu invece il Maestro Franchetti che si mise d’accordo con Sardou dando l’incarico a Illica di preparare il libretto. Questo fu sceneggiato in brevissimo tempo, fu allora che Illica si reco’ a Parigi per leggere al drammaturgo una prima bozza, presente Franchetti. Puccini a questo punto, rivolle a tutti i costi Tosca. Osserviamo che ci sono state delle incongruenze da parte del lucchese davvero uniche, egli aveva avuto il soggetto di Sardou a sua disposizione, ma non se n’era particolarmente curato; quando però seppe che un altro stava per impadronirsene si riaccese in lui il desiderio di non farsi piu’ sfuggire la freemente creatura. Cosa fare? Illica aveva avuto le confidenze del Puccini, e, per favorirlo si assunse l’impegno di convincere Franchetti ad abbandonare l’idea del dramma. L’iniziativa riusci’ piu’ facile del sperato, fortuna volle che, poco dopo, Puccini potesse firmare il contratto con Sardou.

Ci furon vivaci contestazioni al tempo sia da parte di Puccini che dalla parte di Sardou, nello stendere la prosa in musica. Voglio raccontare un episodio molto significativo, folle se vogliamo : “Sardou insisteva con forza per cambiare il corso del Tevere, per farlo passare sotto Castel S. Angelo, dove Tosca si sarebbe suicidata, invano Puccini cercò di dissuaderlo, ma Sardou drammaturgo dal carattere molto autoritario prese a questo punto una carta topografica e dimostrò come la matematica , può finire con l’essere solamente un’ opinione”.

Ci furono svariati scontri con i librettisti, specie con Illica, per cui tagli, sostituzioni di versi , trasformazioni, spostamenti , erano all’ordine del giorno e della notte. A volte i prolissi voli di Illica trovarono in Puccini tramite Giacosa degl’inesorabili tarpatori d’ali. In Tosca, i pezzi chiusi abbondano. Si può dire che l’opera sia una magnifica ghirlanda di romanze, di arie, di liriche mirabilmente saldate insieme con un prezioso tessuto connettivo da un prestigioso uomo di teatro, che quelle romanze, quelle verdi ed olezzanti oasi le metteva al posto giusto, e nel punto più nevralgico della sua opera, facendola cosi’ diventare un’opera d’arte.

Leggendo quindi il dramma di Victorien Sardou l’ho trovato stringato e logico nella costruzione, per cui ogni particolare è strettamente connesso allo svolgersi della vicenda. Per ridurlo al tipo di libretto che voleva Puccini, bisognava praticargli delle aperture onde poter inserire degli episodi lirici e quindi abbreviarlo di parecchio, perché la musica è per sua natura un elemento ritardatore. In questo lavoro di adattamento il Maestro ed i suoi collaboratori si resero colpevoli di incoerenze, dando parecchie volte al dramma una caratterizzazione sommaria. Tuttavia la musica, ha modo di nascondere quelli che in dramma, ovvero in prosa sarebbero dei difetti. E vista in quest’ottica, Tosca e’ l’opera più concentrata di Puccini – a parte – i 3 atti unici del Trittico. Questo, per la sua capacita’ di stringere in una morsa l’ascoltatore, dalla prima all’ultima battuta. Il merito non ultimo di questo risultato, spetta all’ingegnosità con la quale furono eseguite le modifiche e le trasposizioni di importanti nodi drammatici da una scena all’altra. Alcune delle alterazioni più intelligenti possono benissimo essere state proposte dallo stesso Sardou, e forse il volubile ed impulsivo drammaturgo non esagerava troppo, quando dichiarava che: IL LIBRETTO ERA SUPERIORE AL DRAMMA.

 

PERSONAGGI DELL’OPERA

FLORIA TOSCA – SOPRANO- CELEBRE CANTANTE

MARIO CAVARADOSSI – TENORE – PITTORE

BARONE SCARPIA – BARITONO – CAPO DELLA POLIZIA PAPALINA

CESARE ANGELLOTTI – BASSO – RIVOLUZIONARIO della REP. ROMANA.

 

TRAMA DI TOSCA

Atto Primo – durata : 44 min.

Roma, giugno 1800, si parte della 1° Repubblica Romana, l’epoca della battaglia di Marengo, l’ombra del Primo Console dòmina per buona parte l’opera.

Entriamo nella Chiesa di S.Andrea della Valle, 3 battute d’introduzione in cui risuonano tre formidabili accordi perfetti maggiori – si bem.- la bem. – mi naturale – , con noi entra furtivamente anche Cesare Angelotti, ex Console della caduta Repubblica Romana, fuggito da Castel S.Angelo qualche ora prima, egli e’ il fratello della devota marchesa Attavanti, sà che puo’ nascondersi nella cappella di famiglia, perche la chiave e’ nell’acquasantièra davanti alla colonna della cappella gentilizia. In chiesa c’e’ il sacrestano a controllare, ed a nettare i pennelli del Cavalier Cavaradossi – pittore – in quel momento egli e’ intento a recitare l’Angelus.

Stà varcando il portone della chiesa anche Mario Cavaradossi per terminare il suo lavoro, il sacrestano lo saluta e poi guardando il suo quadro rimane scandalizzato nel riconosce nelle sembianze della Maddalena una fedele…., mà sconosciuta. Il Cavaliere spega al sacrestano che egli e’ stato colpito da Lei in quanto i lineamenti dal suo volto erano simili a quelli della Vergine. Il sacrestano annuisce ed intona:”scherza coi fanti e lascia stare i santi”, finita la salmodìa, và via salutandolo. Esce quindi dal suo nascondiglio Cesare Angelotti, credendo di essere rimasto da solo ma Cavaradossi lo vede, e, le chiede chi è, Cesare spaventato vorrebbe di nuovo nascondersi, ma riconosce l’amico di sempre, e, si fà avanti, ma questo colloquio s’interrompe all’istante, nel momento in cui entra in chiesa Floria Tosca, la bellissima cantante, innamorata e molto gelosa del bel Mario. Angelotti quindi di nuovo và a nascondersi nella cappella.

Tosca con fare indagatore fà il giro della chiesa per vedere con chi potesse essere l’amato ben, dopo essersi sincerata che egli era da solo, rincuorata anche dalle sue parole, del suo assoluto amore, Tosca allora lo mette al corrente delle sue desiderata : Ella dopo la recita vorrebbe trascorrere la serata nella casa del suo Pittore. Mario le promette che così sarà e la saluta, ma ella uscendo lancia uno sguardo al dipinto, e ne riconosce le sembianze della Maddalena, Tosca gli fa una tremenda scenata di gelosia, ma Mario spiega a Tosca che la prese a modella a sua insaputa, ed adulandola per suoi bellissimi occhi neri, le spiega che gli occhi suoi son talmente belli , che quelli azzurri della modella, non reggono al confronto . Tosca è vinta dalla passione, e dopo averlo baciato esce dalla chiesa. Mario chiama l’Angelotti e le fà cenno d’uscire, l’amico allora gli descrive il piano di fuga, La sorella ha lasciato un canestro di abiti da donna che serviranno a lui per travestirsi e poter uscire da Roma o rimanere nascosto in città pur di sottrarsi al barone Scarpia .

Mario udito quell’odioso nome gli assicura il suo aiuto spiegandogli di recarsi in una villa poco distante dalla chiesa, ma seguendo un sentiero poco conosciuto, anche perché hanno già scoperto la sua fuga. Quindi escono assieme dalla cappella . Entra di nuovo il sacrestano in chiesa con tutti i cantori della Cappella , seguito da chierici e confratelli che vengono subito informati della sconfitta di Napoleone, e che quella sera stessa a Palazzo Farnese ci terra un gran festa con la partecipazione dell’attrice Floria Tosca. Tutti allegri e felici intonano il TE DEUM, mentre il sacrestano spinge tutti in sacrestia. Il barone Scarpia sulle tracce dell’Angelotti, seguito dal fidato Spoletta, rimprovera al sacrestano per la confusione, egli allora li spinge tutti in sacrestia, imponendogli di rimanere. Scarpia, ordina ai suoi sgherri di cercare in tutti posti della chiesa , lì è nascosto un cospiratore dello stato, Tutto si trasforma in certezza dal momento in cui al sacrestano si accorge che il cancello della cappella Attavanti era socchiusa e trova a terra una seconda chiave. Il barone Scarpia trova anche il ventaglio della marchesa Attavanti, con tanto di stemma, e nota nel quadro le sembianze della nobildonna. Uno sbirri trova anche il paniere delle vivande vuoto. Scarpia prende il sacrestano e si fa riferire tutta la faccenda. Il pover’uomo può’ solo dire di aver lasciato il paniere delle vivande poco prima, ma riposto altrove, e di vederlo ora vuoto. Da questo momento Scarpia è persuaso della complicita’ di Cavaradossi. Entra in chiesa Tosca , Scarpia nascondendosi, riesce abilmente a suscitare la sua folle gelosia, usando il ventaglio trovato accanto ai colori del Cavaliere. Tosca allora cerca Mario ma il sacrestano le dice di non saper nulla ed ossequiosamente la saluta. Tosca sgomenta teme un tradimento dell’amato, e quando il barone Scarpia gli si pone davanti porgendogli l’acqua benedetta, ha buon giuoco sull’animo suo cercando subdolamente di farla precipitare nel vortice della più assurda gelosia, Poi mostrandole il ventaglio le chiede se è utile per dipingere? essa lo prende in mano lo guarda, guarda lo stemma, lo riconosce, si inalbera, si rimprovera, è adirata, essa che era ritornata alla chiesa per dichiarare il suo amore al giovane. Scarpia invece dimostra un estremo interesse per Lei, e gentilmente l’accompagna al portone della chiesa , e , quando se ne và, ordina a Spoletta di seguirla. Entra in chiesa il cardinale e tutta popolazione del quartiere, Scarpia ha la speranza di portare a buon fine il suo progetto, offrendo a Tosca la sicurezza che Mario l’ha ingannata. Assiste quindi al TE DEUM di ringraziamento sulla presunta disfatta napoleonica a Marengo.

 

Atto Secondo – durata : 40 minuti.

Entriamo nella camera e nel salotto del barone Scarpia, al secondo piano di Palazzo Farnese.

L’atto viene aperto con un motivo a terzine rapide, seguito subito alla b. 3, da un altro tema più calmo, nonché da un accenno alla terza aria d’amore del duetto del primo atto…………..

Il barone sta’ consumando la sua cena, egli pregusta già la gioia di veder impiccati i due rivoluzionari, chiama lo sgherro Sciarrone e lo prega di consegnare a Floria Tosca, finita la sua recita in onore della sconfitta napoleonica un biglietto a suo nome. Il barone Scarpia e’ sicuro che la celebre diva verrà, finita la sua recita, in quanto si parlera’ di Mario, sale intanto nell’appartamento dal barone, Spoletta annunciato da Sciarrone.

Lo sgherro, confida al barone che seguendo la giovin donna, sin alla casa indicatagli, e, dove Ella si era trattenuta in dolce armonia, non c’era il prigioniero, non c’era l’Angelotti.

In Scarpia esplode un’impeto d’ira e quindi le lancia le sue improperie. Spoletta parlando sottovoce le comunica in maniera sommessa e timorosa , che Mario era in quella villa, e che lo ha portato a Palazzo Farnese.

Aprendo la finestra della camera, il barone ode venir dallo stesso palazzo, la voce di Tosca, accompagnata dal coro, Ella e’ ospite della Regina di Napoli Carolina. Scarpia capisce che è il momento di far entrare nel salotto Mario Cavaradossi assieme a Roberti , l’esecutore di Giustizia, ed al Giudice del Fisco. Il Cavalier Cavaradossi entra protestando per l’affronto subito… Scarpia con fare mellifluo si oppone alle sue proteste e gli presenta le sue ragioni e spiega del perché egli si trovi lì. Cavaradossi nega decisamente d’averlo visto e d’averlo sustentato, negando pure anche d’avergli trovato un asilo dove poter rifugiarsi. Tosca improvvisamente irrompe nella sala e corre ad abbracciare l’amato, Ella annuisce, ha compreso di dover tacere su tutta la vicenda.

Sciarrone esegue subito l’ordine del barone ed apre la camera della tortura facendo entrare Mario, il Giudice e tutti gli altri sbirri. Nel salotto di Palazzo Farnese rimangon da soli Tosca ed il barone Scarpia che continua il suo interrogatorio con la cantante, egli però chiede a Sciarrone con insistenza se il Pittore sta’ confessando, Sciarrone fà cenno con la testa di nò, stizzito Scarpia lo induce a continuare, e dà a Tosca le notizie su come l’amato vien torturato, indi le fa’ udire le grida di Mario. Tosca chiede al barone di cessare la tortura, e fa’ capire a Scarpia di non saper nulla di quanto a lei chiesto. Vista la sua indisponibilità nel non rispondere, Scarpia fa riprendere la tortura in maniera piu’ forte , alle grida dell’amato Tosca cede, ed ammette che il console si è rifugiato nel pozzo della villa. Entra allora- “Mario”- nel salotto sostenuto da sgherri e tutto insanguinato, lancia furiose ingiunrie a Tosca complice d’aver parlato.

Contemporaneamente Sciarrone, annunzia la sconfitta di Napoleone a Marengo , Cavaradossi udito questo ne gioisce, allora il barone sentitolo lo denuncia per alto tradimento, al Pittore non rimane che scaricare le sue grida in faccia a Scarpia e a farle capire la sua contentezza per la disfatta del Bonaparte e delle sue truppe. Tosca implorandolo di salvarlo si sente chiedere da Scarpia, la sua vita in cambio dell’amante. Inorridisce la cantante al udir già i suoni dei tamburi che annunciano l’allestimento del patibolo, Il tempo e’ avaro bisogna decidere il da farsi immediatamente- nel frattempo giunge Spoletta annunciando che e’ stato trovato il cadavere di Angellotti. Annuncia anche che è tutto pronto per Cavaradossi.

Il barone, per concedere questa grazia, ricatta nella maniera piu’ infame “Tosca” cioe’ di non essere pagato a prezzo di moneta. Ma e’ lei che lui vuole-. Alla richiesta, “ Tosca” finge di conceder le proprie grazie. Scarpia chiama, e dà disposizioni a Spoletta che venga fatta la stessa fucilazione simulata: “Come al Conte Palmieri”, all’ora IV°- indi egli firma un salvacondotto, che portera’ i due amanti fino a Civitavecchia e poi ……..nel frattempo cerca dì abbracciare Tosca , che pero’ essa è già in possesso di un coltello con il quale ferisce a morte il barone, intonando la famosa frase: “ E … avanti a lui, tremava tutta Roma “. Poi prende una candela ed un crocefisso e rubando dalla sua mano il salvacondotto, scappa sul terrazzato di Castel S. Angelo per salvare il suo suo amore , il suo uomo.

 

Terzo Atto – durata : 28 minuti.

L’azione si svolge nel terrazzato d’armi di Castel S.Angelo, è l’alba, e la descrizione di quest’alba romana è una suggestione veramente poetica…… un pastorello attacca la sua melodia dopo le due prime b. …………………….

Seguendo la scena, vediamo il Brigadiere delle guardie papaline ricevere il plotone di scorta, che conduce all’esecuzione il Cavalier Cavaradossi.

La guardia prende in custodia il carcerato, assicurandosi sia davvero il Cavaliere, e , firma la presa in consegna del condannato e poi conferendo con lui, lo avvisa che non le rimane che un’ora di vita, se vuole può avere anche il conforto anche un sacerdote. Cavaradossi chiede d’avere un foglio per scrivere un addio d’amore a Tosca, alla sua amata. Nel frattempo Tosca vien condotta da Spoletta sul terrazzato.

Tosca si avvicina a Mario eccitatissima, poi sommessamente gli dice d’aver ammazzato Scarpia e d’aver avuto da lui un salvacondotto per scappar da Roma verso Civitavecchia, e che la fucilazione e’ una messinscèna, di cader a terra come lei quando lo fà in tèatro.

L’ora IV° è arrivata, il momento è vicino, Spoletta, il Sergente ed il Brigadiere accompagnano il drappello di soldati comandati da un’ufficiale che prendon il loro posto per la fucilazione, Tosca è sempre vicina a Mario ed egli la rassicura che cadrà come lei, da attore.

Al comando dell’ufficiale i soldati puntano i loro fucili, al secondo comando li scaricano verso Mario, Tosca corre dall’amato e continua a pregarlo di star fermo e di non muoversi………….ma andati via i soldati, chiama Mario piu volte, questi non si muove, allora capisce tutto, è disperata , e urla a Spoletta di aver ucciso Scarpia e Sciarrone conferma.

Tosca allora di fronte agli sgherri fugge verso il gli spalti del castello e si getta dandosi la morte.

 

ANALISI MUSICALE

PRIMO ATTO

L’azione come detto nella trama, ha inizio in S.Maria della Valle, tre battute d’introduzione in cui risuonano tre potenti accordi perfetti maggiori – si bem- la bem- mi naturale.

Data la caratteristica del dramma, Tosca nel suo primo atto e’ diviso in tre parti, invece delle due abituali di Puccini, ciascheduna con le sua atmosfera, ed molto varia. In scena lo noteremo per tutto il tempo non ci sono mai piu’ di due dei quattro personaggi principali, che poi son rappresentati uno alla volta in maniera di fotografarli bene e imprimerseli nella mente, il Maestro era Maestro proprio in tutto.

Si incomincia con il tema di Scarpia e si termina la prima parte del primo atto con l’arrivo di Tosca. La scena vien tenuta da Angelotti che con gesti ed atteggiamenti cerca qualcosa, questo suo arrivo è preannunciato dalla successione delle-quinte diminuite, il sincopato cromatismo discendente – deve, come lo voleva Puccini esprime ansietà e dolore. – Dopo l’accordo fa diesis magg-Il movimento cromatico sincopato, ritorna con tutta la forza iniziale, attenuandosi subito e dando spazio ad una breve sinfonia. Finalmente la chiave e’ trovata, Angelotti reprime un grido di gioia e la musica erompe sul tema di Scarpia- ff-robusto – pp -.

Il sacrestano, unica figura umoristica dell’opera lo interpretiamo con i suoi tic nervosi con una croma in là – dopo due pause cade sul sol, serviranno con leggera inflessione a dipingere la sua figura, allorchè egli canterà il -là –della parola “ làva “ . Seguendo il sacrestano lo vediamo deporre i pennelli lavati del pittore e salendo sull’impalcato vede il paniere intatto; al primo fa- dell’Angelus il sacrestano si segna – sulla pausa coronata – si inginocchia e comincia a salmodiare sull’Andante religioso, intonando “ Et Verbum caro factum est “.

Eccoci all’incontro dei due amanti, che intonano quella romanza resa famosa per le particolari frasi d’amore e che la possiamo annoverare tra le piu’ celebri di Puccini, avendola collocata nel giusto momento del dramma. Essa consiste in quattro diverse sezioni, nella seconda godiamo quasi – un a solo di Tosca:” Non la sospiri la nostra casetta “. Ma al sentimento lirico dominante in tutta la scena, il compositore non permette di interferire nell’azione, che la fa proseguire abilmente, inframezzando dei recitativi . I duetto acquista coerenza in quanto ricorre in-maniera cadenzale -, il ballabile di Tosca e per – l’ordine delle tonalità delle prime tre sezioni: la bem, re bem, mi bemolle.

Terminato il duetto, l’azione scenica ha una rapidità vertiginosa, si sta’ arrivando all’apice cioe’ a momento i ragazzi della cantoria seguiti dai chierici si dànno alla pazza gioia, essi credono che lo scellerato Bonaparte sia stato sconfitto alla battaglia di Marengo, “ Sfracellato e piombato a Belzebù”- queste son le grida festose che accompagnano la festa dei sacristi.

Si pregusta anche la gioia d’una serata di gala a Palazzo Farnese, con la partecipazione di Floria Tosca. Si inneggia al Re. Si conclama il “TE DEUM ed il GLORIA”.

Ora si stà raggiungendo uno dei piu’ potenti effetti drammatici di tutta l’opera, quelle trovate teatrali che Puccini conosceva a meraviglia, la scena vien presa da Scarpia e dai suoi sgherri che avendo seguito le mosse dell’Angelotti, questo lo si capisce, dal tema triaccordale terminante in scala di –mi maggiore-. Scarpia aiutato dai suoi uomini comincia frugare in ogni spazio, in ogni angolo, in ogni cappella, ordinando il TE DEUM di ringraziamento per la sconfitta del Bonaparte. Il barone, comincia il suo chieder al sacrestano, intimorendolo e facendolo balbettare e creando un clima di paura non indifferente. Scarpia entra anche nella cappella Attavanti ed esce furiosamente con il ventaglio rivelatore, questa sua graduale raccolta di particolari incriminanti son trattati da Puccini col suo noto modo ricercato di indagare , tessuto appositamente per dar una valenza drammatica diversa ai vari colori dell’opera. Entra ora in chiesa Tosca che cerca e chiama Mario, quindi assistiamo ad un travolgente duetto con Scarpia, qui il Maestro da un altro saggio della sua abilità nell’insistere di un suggestivo – ostinato – , creando dopo quel magnifico disegno orchestrale di -campane- che fan sentire la loro melodia prima da sole e, subito dopo a –intervalli- insieme all’orchestra che svolge il mistico tema dello scampanìo. Il ventaglio vien mostrato a Tosca dall’attempato libertino,-una breve pausa coronata – conclude chiudendo le ironiche insinuazioni di Scarpia, il quale osserva con gioia satanica il mutar di espressioni nel bel volto della cantante nel veder le forme del ventaglio con lo stemma della presunta amante. Le considerazioni dianzi per le campane valgono anche per il colpo di – cannone annunciante-la fuga di di Angelotti da Castel S.Angelo,- scandendo il ritmo grandioso ogni quattro battute-. Orchestra e organo svolgono a contrappunto il duplice motivo, cui se ne aggiunge uno accidentale-. I coristi intonano il TE DEUM, -nuove campane ripetono le implacabili terzine-. Nel gran finale l’orchestra intona il motivo di Scarpia chiudendo l’atto cosi’ come l’aveva aperto, con un – allargando – e, cala rapidamente il sipario – sulla penultima battuta coronata-Cosi, come lo aveva scritto – E COME LO VOLEVA PUCCINI.

 

SECONDO ATTO

Entriamo, come detto nella trama dell’opera, nella camera e nel salotto di Scarpia al primo piano di Palazzo Farnese, iniziamo due volte con gli accordi di Scarpia. Dobbiamo dire che non molte opere hanno un atto così profondamente impostato sù di una costante e progressiva tensione, diamo atto a Puccini che questo suo avventurarsi fino all’estremo limite del verismo lirico, non ha inficiato minimamente il suo spessore di grande, grandissimo compositore, unico nel panorama del melodramma italiano fino alla sua morte, avvenuta nel 1924.

Ognuna delle cinque grandi scene e’ un progressivo, acuto, grave inasprimento dell’azione, nello scorrere del dramma.

Dalla finestra giunge il suono d’una gavotta suonata nel piano inferiore, dove si festeggia “la presunta vittoria degl’austriaci sui francesi”. Puccini voleva che fosse curata la simultaneità delle due azioni: l’apertura della finestra all’ordine del barone “ Apri “ e l’attacco del flauto interno con l’anacrusica croma di – la alla b. 3- come inizio, della gavotta suonata nel piano sottostante. Puccini escogita di sopraffare il finale della gavotta prendendo lo spunto tematico che – scende giù giù – , di ottava, dall’acuto al registro grave-.

Il dramma continua con Sciarrone, che và a consegnare a Tosca un biglietto del barone.

Segue l’aria di Scarpia, che si chiuderà sul motivo a- terzine dell’inizio del secondo atto -.

Contemporaneamente, durante la cantata: “dalla finestra giungono le voci dei coristi e di Tosca”, arriva Cavaradossi che – apre alla seconda scena – la cui pecularietà è data dal fattore che la musica rievoca insieme due mondi diametralmente opposti. Si svolge l’interrogatorio del barone al Cavaliere, pesante e carico di cieca cattiveria – qui Puccini procede su di uno dei temi più pesanti dall’apertura del secondo atto inserendo – flauti nei -.registri basssi e contrabbassi pizzicato-.

Terza scena, ingresso di Tosca, vede Mario, corre ad abbracciarlo, egli arriva a comunicarle di tacere, su quanto sa, circa il rifugio di Angelotti. Scarpia ordina di procedere con il Cavaliere facendolo torturare, l’orchestra segue la scena con un un – marcato, pesante, sostenuto-. Tosca smarrita cerca invano di capire il perché, di quella furiosa procedura del Capo della Polizia e contemporaneamente Egli inizia il suo mellifluo corteggiamento all’attrice. Scarpia continua anche con estrema cattiveria ad enunciare a Lei tutte le pratiche di tortura usate nel confronti di Mario, sperando in questo modo di convincerla a parlare e a dir tutto quel che sà di Angelotti , ponendo così fine alla tortura del suo Mario. L’orchestra intona un – andante sostenuto – inteso a caratterizzare il crudele e maligno disegno di Scarpia.

Si ode il primo “ Ahimè!….” di Mario, e nell’udirlo Tosca angosciata implora Scarpia di smetterla e Scarpia incassato il mutuo assenso di Lei, ordina a Sciarrone di sciogliere la corda e lo sgherro interroga : “Tutto?” – “ Tutto”- ribadisce il maligno. Tosca implorante chiede di vedere l’amato per poterlo aiutatar con qualche frase d’amore, ella ugualmente riesce a mala pena a far giungere le sue parole… mentre Mario non cessa d’implorare:”Taci, Taci! “, l’orchestra accompagna con un- lento grave- . A questo punto Scarpia pretende da Tosca la verità, ma dopo il suo ennesimo diniego Scarpia ordina una punizione ancor più cruenta!. Tosca allora si scaglia contro il feroce e malvagio barone. Dall’orchestra si sentono – i ritenuti ed i stringendo – avvicendarsi in progressione, dando alla scena un’effetto drammaticamente impressionante. Scarpia ancora non sufficientemente contento di cotanta efferatezza, ordina a Spoletta di aprire la porta affinchè Tosca oda le grida di dolore ed i laceranti lamenti

L’orchestra accompagna queste parole, vien ripetuta e la ripete , poi si attuisce così si possono udire le grida di Mario, il –p – continua a dar rilievo sonoro alle parole di Mario che non si stanca di raccomandare a Tosca il silenzio nei riguardi di Angelotti. Scarpia continua a ordinare agli sgherri di far tacere il torturato, Tosca ancora confusa da quel che ha potuto intravedere e sentire, si siede sul divano distrutta , ma cerca ancora di commuovere Scarpia con una sequenza di – la – che sembrano campane funeree, con voce implorante scende fino al -re -, continuando con un accordo perfetto di – re min – tenuto lungamente , ora si sente ancor un’ altro lunghissimo lamento. Tosca ha un’improvviso scatto e s’alza dal divano rivelando a Scarpia il nascondiglio dell’Angelotti.

All’annuncio di Sciarrone che Mario è svenuto, Tosca chiede a Scarpia di poterlo vedere, Mario aiutato dagli sgherri, viene adagiato a terra e chiede a Tosca se ha parlato, Ella nega, ma in quell’istante Scarpia ordina a Spoletta di andare nel pozzo del giardino. Quest’ordine lo sente anche Mario, che apostrofa Tosca in maniera greve maledicendola. Cavaradossi sente pure la voce di Sciarrore che annunzia a Scarpia la sconfitta del Gen. Melis e quindi la vittoria di Napoleone, e , lancia – largamente –il suo duplice grido di -vittoria – la musica segue in – la diesis – nella ripetizione Puccini, acconsentiva che le- due minime – fossero – coronate -.

La quarta scena è focalizzata sull’odioso ricatto del barone Scarpia.

Essa è drammaticamente e musicalmente espressa da romanze contenenti quel climax di suspance, e di perversa crudeltà che caratterizzà tutta la scena del ricatto.

Tosca chiede a Scarpia in maniera sprezzante: “il prezzo della liberazione di Mario”, Scarpia, sentendo la richiesta, scoppia in una risata satanica, mentre l’orchestra accompagna la passione di Scarpia con – un’ affrettare – rallentare – le tre battute a seguire per tornare – a tempo-. Scarpia non contiene piu’la sua indecente libidine, l’orchestra lo accompagna con un – affrettare – una terzina di semicrome-. Per sfuggirgli Tosca avendo davanti a lei la finestra aperta tenta di gettarsi, ma Scarpia non intende rinunciare a lei, ella vede passar sotto le finestre i condannati che vengono condotti al patibolo, si ode un lugubre rullio di tamburi, tutto questo spaventa Tosca e pensa a Mario, egli rimarrebbe ugualmente prigioniero di Scarpia, quindi, decide di cedere al barone. Tosca con un doloroso ed espressivo cenno di assenso si siede sul divano ed affonda tra i cuscini, Scarpia prima di avvicinarglisi, dà le ultime disposizioni a Spoletta, dicendogli di usare per Caradossi, lo stesso modo, usato con il Conte Palmieri, indi le chiede uscire e chiudere la porta.

La quinta scena e’ la piu macabra dell’opera, l’estrema tensione e’ resa attraverso una delle idee pucciniane piu’belle, tragiche, dove troviamo il climax adatto alle scene che verranno. La -frase de dieci battute intonata dai primi violini in sordina sulla quarta corda- . Tosca vien da subito spinta all’’idea della vendetta e della liberazione. Tosca chiede a Scarpia di vergare il salvacondotto per lei e per la persona che l’accompagnera’. Un nuovo tema, alla ripresa di esso, Tosca si avvicina alla tavola imbandita, con mano tremante, prende il bicchiere colmo di vin di spagna, offertole dal barone, lo accosta alle labbra quasi per inebriarsi, Tosca vuota il bicchiere d’un fiato. Nel rimettere la coppa sul tavolo scorge un coltello accuminato.

E’ all’attacco della b. 5 che la terribile l’idea si associa alla visione dello strumento di morte. Il suo sguardo accomuna morte e liberta’ dal libertino , alle cui brame Ella sente di non poter cedere. Nei suoi occhi si spegna per un attimo la luce della liberta’ per quella del terrore, ma con pavida cautela riesce ad imposessarsi del coltello. Ella porta la mano armata dietro la schiena, ma sentendo venir meno le forze, s’appoggia alla tavola. Scarpia le mostra il salvacondotto, e savvicina per farla sua, ma Floria Tosca in un baleno colpisce il malvagio in pieno petto. Quello è il suo bacio. Accordi violenti ruvidi accompagnano il dialogo e drammatico di Scarpia e di Tosca . Ciò che segue è mimica: ritorno della melodia in- fa diesis minore-, accompagna Tosca mentre si pulisce le mani , si riassesta i capelli allo specchio, poi esegue la dolente cerimonia delle candele e della croce , orchestra riprende sottovoce i temi di Scarpia e l’amore di Caradossi. Quindi l’atto si chiude introdotto in maniera impercettibile; chiudendo- in minor- con un altro rullo di tamburi in distanza , presagio di tragedia imminente.

 

TERZO ATTO

Commentando i precedenti due atti, tutta azione , comprendiamo Puccini nel trovar una pausa distensiva ed anche un nuova atmosfera in contrapposizione con quella cupa del dramma. L’atto comincia evocando la gran pace che si sente dal terrazzato d’armi di Castel S.Angelo, l’orchestra comincia con l’antecipazione dell’inno trionfale:- proclamato da quattro corni all’unisono,- primadell’alzarsi del sipario, poi c’e’ un arcaico motivo in- perfetti accordi –paralleli- , simboleggiante il mattino, una melanconica ègloga, cantata dal pastorello intento a pascolar gli armenti sotto le mura……” Io de’ sospiri>”, – con la quarta lidia, diesis in mi maggiore- momento dolcissimo del terzo atto , che introduce l’atmosfera autentica del mattutino con le campane di Roma nelle loro varie tonalita’ , il campanone nella tonalità di -un mi naturale – il grave rintocco accompagna il motivo – largo – che diventerà , dopo il canto d’amore dei violoncelli, Mario canta la famosa romanza – e lucean le stelle-. Su uno sviluppo orchestrale del tema d’amore in -si maggiore – , dopo uno splendente – si minore –, Entra Tosca agitatissima salita sul terrazzato non ha la forza di parlare ma agita le braccia con la franchigia liberatrice, mentre Mario piange ancor, dopo il suo disperato addio alla vita.

Nel duetto che segue s’incontrano non pochi brani notevoli, a cominciare dal racconto dell’uccisione di Scarpia con il concitato scatto di Tosca :” Il tuo sangue o il mio amor volea…..”, sul sincopato orchestrale. Nel racconto come Ella le ha infilato la lama per ucciderlo :”Io infilai quella lama……”, può subire una corona sul – dò- . Segue il dolcissimo canto di Mario: ” O dolci mani” . I brani del duetto si rincorrono con una facilita’ espressiva fantastica, unica, . Con l’annuncio della falsa fucilazione, si apre un nuovo tema , andantino moderatamente mosso-; l’anticipata gioia della libertà, – là – “al largo dell’azzurro mare”, -andantino sostenuto-; poi l’aria di Cavaradossi, con la piu’tenera commozione: “ “Amaro sol per te m’era morire, da tè la prende ogni splendore…”, accompagnato da un’orchestra dolcissima, con -l’arpa sugli accordi dei legni -.

Puccini non poteva crear di più, di meglio in quanto ogni passaggio musicale e’ colorato appropriatamente all’azione che ed allo stato d’animo dei personaggi.

La tessitura, il colore, la tonalità, tutto è legato al momento di gioia intensa, al momento lirico vissuto dai due spasimanti ; seguendo l’orchestra che intona il duetto con una frase all’unisono: “Trionfal, di nova speme l’anima freme…”, e’ la medesima frase udita all’inizio dell’atto, proposta dai corni, – ma con meno enfasi-.

L’ora IV° fatalmente è arrivata. Si odono quattro colpi di campana – lentamente -. Arrivano i soldati, si allineano. Puccini voleva che questo brano musicale, che si riferisce alla fucilazione di Cavaradossi, a questo passaggio di fraseggio musicale Egli aveva assegnato l’indicazione agogica –largo con gravità – , và sempre eseguita con con lo stesso movimento , esasperatamente grave. Per Tosca questa scena è lunghissima e senza risposta, ella si dice che essendo tutta farsa, finirà prestissimo, ma si accorge lentamente che quel demonio di Scarpia ha tradito ……….si vede finita, Mario non risponde ai suoi richiami, Spoletta e Sciarrone con gli altri sgherri si stanno avvicinando, Ella capisce, si alza e guadagna gli spalti, urlando loro che ha ammazzato il barone, e nel vulnus del dramma intona drammaticamente: “ O Scarpia, avanti a DIO! “, poi si dà la morte gettandosi nel vuoto. La musica finisce con una perorazione in – mi bemolle minore- di impressionante sonorità, ricordandosi la prima misura dell’ –andante sostenuto- il tutto eseguito in – f f f – con forza e slancio senza – né rallentare – né rubato-.

 

Pietro Busolini- Trieste, 4 maggio , 2013