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Trieste: l'eterno fascino della Carmen di Bizet al teatro Verdi

 

La Carmen di Bizet  vista con gli occhi di Carlos Saura, celebre regista cinematografico contemporaneo, ha il sapore di una eroina innamorata, innanzitutto, della sua libertà e capacità di decidere del proprio destino.

Sfrondati i tradizionali fronzoli spagnoleggianti, smaterializzate le scenografie,  asciugate le coreografie, per la maggior parte frontali, in questo allestimento  del Palau de les Arts Reina Sofia e della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino  del 2008 –  rivisto da Elisabetta Brusca che ne esalta ancor più l’essenziale –   è lei,  Carmen, che come sempre emerge. Ma non tanto qui per il potere seduttivo quanto per la sua potenza evocativo-simbolica, quasi una sorta di manifesto del  femminismo ante litteram  e contemporaneamente  vittima di un amore distruttivo.

Ma tale caratterizzazione lascia forse  qualcuno deluso per lo stemperarsi di quel pathos più consuetudinario e tipico di  questa che è una delle opere più rappresentate al mondo.

Complice forse  una scenografia, appunto, da studio fotografico, che pare a tratti imbrigliare i movimenti in scena, quasi a trasformare i quadri  in istantanee. Così pannelli trasparenti, firmati da Laura Martinez,  diventano spazio bianco per giochi di  ombre cinesi e poi son pronti ad accendersi di puro colore -grazie alle luci di Paolo Belda –  a commentare l’azione e soprattutto la grande passione dei personaggi di Bizet e le sue intramontabili arie.

Uno spazio metafisico, dunque,  fuori dal tempo (che contrasta con i costumi tradizionali ideati da Pedro Moreno) che fa da commento al canto e ai sentimenti – eterni  per il ripetersi dei drammi e dei capricci d’amore –  dei protagonisti, soprattutto quelli di lei, Carmencita.  A portarla in scena con sicurezza nella sua carnalità da popolana, il mezzosoprano Luciana d’Intino, che ha debuttato questo ruolo per la prima volta nel ’96. Accanto a lei il Don Josè di Andrea Carè, cui spetta forse di maturare ancora un po’ in un ruolo tormentato psicologicamente per il crescendo dell’intensità di un amore tanto passionale quanto distruttivo. Applauditissima la Micaela di Serena Gamberoni – a lei il tributo maggiore da parte del pubblico-. A dirigere l’Orchestra del Teatro Verdi, facendo rivivere il fascino delle note di Bizet,  il maestro Donato Renzetti.

Nella compagnia di canto si alterneranno Chiara Chialli (Carmen), Mario Malagnini (Don Josè) Lucio Gallo (Escamillo).

Si replica al Teatro Verdi di Trieste sino al 16 febbraio.

di Monica Ferri

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