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Tutte le sonorità di Fabio Concato al Teatro Bobbio

La voce inconfondibile, e inimitabile, di Fabio Concato, ha riempito il Teatro Bobbio di Trieste, in occasione del suo “Musico ambulante tour”. Un concerto atteso da tempo, rimandato  ovviamente dalla pandemia, che ha riscaldato l’anima e confortato il cuore dei presenti, oltre che per le sue canzoni,  per la grande carica umana che l’artista milanese  porta in scena, ricca di sensibilità e simpatia. Lo racconta, fin dalle prime battute, il modo in cui Concato apre la serata con quel suo  “Grazie di essere qua,  è bello rivedervi” – un  saluto schietto che immediatamente accende il feeling con la platea triestina- ma anche con il pensiero rivolto al popolo ucraino e la dedica della serata proprio a loro.

Una ventina i brani che, in due ore, “ il musico ambulante” porta in scena nel suo ultimo tour in cui alterna  i grandi “successi” ad altre composizioni, forse, meno note ma sempre ricche di sonorità, timbri e armonie proprie del suo ricchissimo repertorio.

Così si parte da “Oh, bella bionda” attraversando le pietre miliari della sua carriera: “Fiore di Maggio”, “Guido piano”, “Mi innamoro davvero”, 051/222525”,  “Sexy tango”“Gigi”, fino all’ album“Tutto qua”, uscito nel 2012, atmosfere musicali che ci hanno accompagnato per quarant’anni (proprio un mese fa ha raggiunto questo traguardo Domenica bestiale” divenuto il classico per eccellenza del cantautore), presentate con nuovi arrangiamenti.

Il grande interprete della scena musicale italiana, conferma cosí dal palco di Trieste la sua splendida forma, con la sua voce che si fa duttile come uno strumento musicale, la voglia di raccontarsi e di far musica che l’accompagna da sempre – 135 i brani da lui scritti oltre a numerose altre partecipazioni – e  il suo credo esistenziale in una musica fatta di  poesia adagiata su armonie non banali, che hanno, a tratti, una stretta familiarità con il jazz e con quelle calde sonorità latino americane.

Il pubblico si stringe attorno a lui, idealmente e altrettanto calorosamente, tanto che Concato regala alla fine ben tre  bis: “Rosalina, “Speriamo che piova” , “L’aggeggino” singolo pubblicato nel settembre dello scorso anno e dedicato alla nipotina.

Un concerto che testimonia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che   il grande interprete della scena musicale italiana cantautorale ha ancora tanto da dire: con la sua sensibilità musicale, con l’ eleganza e autoironia,  con il racconto cosi personale e ricco di umanità – che,  chissà, anche a causa degli effetti del recente lock down, sortiscono più effetto -, con quelle rivelazioni e confessioni, appena delineate, delle piccole grandi storie della quotidianità, che accendono in noi ancor più nostalgie, ricordi, speranze, ma anche lampi d’allegria contagiosa e momenti di grande tenerezza, che come scatti in polaroid, diventano un diario della memoria collettiva che non tralascia  di porre lo sguardo su tematiche ambientali, sociali e civili.

Con lui, sul palco, i “suoi” storici musicisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’album: Ornella D’Urbano (arrangiamenti, piano e tastiere), Stefano Casali(basso), Larry Tomassini (chitarre) e Gabriele Palazzi (batteria). Insieme, affiatati,  per un viaggio al centro del cuore e del cervello, un viaggio che con la musica celebra la vita, in tutte le sue sfacettature.

Stasera  si replica a Mantova e poi Varese, Milano  e altre tappe ancora in questo 2022.

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