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Un favoloso James Taylor incanta Trieste

TRIESTE. Ci sono voci che non si dimenticano, dal timbro netto e definito, artisti “indelebili” del panorama musicale, come James Taylor. Accolto trionfalmente ieri sera al Teatro Rossetti di Trieste, l’artista americano – classe 1948 portata con leggerezza ed eleganza invidiabili – ha incantato il pubblico con la sua performance delicata e ironica, con la sua voce nasale inconfondibile e le intramontabili sonorità musicali che gli hanno valso nel tempo 5 Grammy e 100 milioni di dischi venduti. Ma non solo. Ieri sera, anche a Trieste, ha sorpreso e conquistato i presenti che gremivano il teatro, per la generosità del suo animo d’artista, pronto a regalare a tutti uno sguardo, un sorriso e piccole attenzioni, quasi fosse un amico. Come quando, durante tutta la pausa del suo concerto (organizzato da Progettolive in collaborazione con il Teatro Stabile) accovacciato sul palco con il cappellino in testa, firma autografi su cd e vecchi dischi in vinile, con pazienza, stringe le mani e si presta ai selfie dei fan. Un antidivo, insomma, che ha parole gentili per tutti, per Trieste per il teatro, per il pubblico. James Taylor è anche questo ed è difficile riuscire a descdrivere, in queste righe, quel certo suo non so che, impalpabile, che l’artista comunica dal palco. Si presenta timido, quasi schivo, poco dopo le 21 nel silenzio del palco. Vestito in un colore indefinibile, imbraccia la sua chitarra e inizia da “Something in the Way”, il brano che lo fece conoscere nel 1968 a Paul McCartney e George Harrison. E poi, in poco più di due ore e una ventina di canzoni, ripercorre le tappe della sua carriera e i successi, come “Country road, Carolina e Copperline, Mexico, Fire and Rain, Walking man, How sweet it is”‘ inframmezzati da alcuni preziosi inediti del suo prossimo album, come “You and I again, contenuto in “Before this word”, in uscita il 16 giugno. Ogni brano un piccolo cameo dal quale traspare la felice vena compositiva e interpretativa, lui figlio d’arte di una soprano lirica, dalla voce calda ed espressiva, accompagnata da una raffinata tecnica chitarristica, impreziosita dal virtuosismo del suo finger picking.
Un mix che lo hanno reso protagonista tra i cantautori americani, con quel suo stile un po’ crepuscolare e malinconico o, a volte, ironico e grintoso. Anche ieri sera ne ha dato esempio, nella versione rock – lui che reinterpreta e riarrangia i suoi brani – di “Hour that the morning comes”. Abbraccia una Fender verde e dà vita ad una gustosa interpretazione, decisamente indiavolata, del pezzo, insieme al chitarrista Michael Landau (di origini italiane e uno dei session-man più richiesti da Pinnk Floyd, BB King, Ray Charles, Rod Stewart).
James Taylor non si risparmia nei suoi concerti in simpatia e professionalità, strappando innumerevoli applausi, regala momenti di grande bellezza e signorilitá,come anche ieri, in un altro momento in cui lui si fa da parte nel controcanto con Arnold McCuller, uno dei suoi fedeli coristi, nel finale di “Shower the People”. A completare la sua strepitosa band di artisti in questa tourneé italiana il percussionista Stephen Gadd uno dei più bravi e influenti di tutti i tempi, batterista anche di Eric Clapton, Paul McCartney, Bee Gees, Joe Cocker, The Manhattan Transfert e molti altri. Alle tastiere Larry Goldings, uno dei principali organisti della nuova generazione, artista molto prolifico. E Jimmy Johnson al basso suo fedele collaboratore, impegnato sia in sala di registrazione che sui palchi di tutto il mondo. Tra le voci, oltre a McCuller, anche Andrea Zonn (al violino e cori) e Kate Markowitz. Un ensamble incredibile e compatto, dove palpabile è il feeling e l’amicizia, quasi una famiglia, ammette lo stesso cantante.
Per i bis, per fortuna qualcuno in più rispetto al preventivato, Taylor ha aggiunto “Sweet baby James” e la dolcissima “You’ve got a friend” (il brano tanto atteso e richiesto) originariamente scritta da Carole King ma la cui interpretazione lo ha consacrato sin dal 1971 ad artista da Grammy Award. Qui gli occhi di tutti luccicano e gli amici in sala si stringono. Succede anche questo al concerto di James Taylor. Un momento di rara armonia collettiva per un’artista che sa regalare serenità, divertimento e tanto amore per la musica.
Per chi se lo fosse perso, si replica il 24 maggio al Teatro Geox di Padova.

m.f.

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