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Un raffinato Werther al Verdi di Trieste

L’amore forza incontrastabile al di sopra di ogni altro evento umano. Vibra dei tratti più caratteristici del pieno Romanticismo Werther, l’opera di Jules Massenet, che si ispira al capolavoro letterario di Goethe dell’eroe tragico, che fece scalpore in Europa,  travolto da una passione fatale.

Lo spettacolo  ha debuttato  con un nuovo allestimento al Teatro Verdi di Trieste, titolo mancante dal 2002, secondo evento della stagiune lirica in corso. L’atmosfera sentimentale  e psicologica, dai toni drammatici, del capolavoro francese, diventa l’essenza da cui il regista Ciabatti trae, a sua volta, ispirazione per restituirci una visione essenziale, avulsa dal tempo, della forza inarrestabile e potente dell'”Amor che move ogni cosa”. E l’operazione piace.

Tutto l’impianto scenico ruota attorno alla musica di Massenet – dai tratti armonici e con una intensificazione drammatica che hanno aperto le porte al lirismo musicale successivo –  e alle voci dei protagonisti. Sul palco triestino tutti giovani talenti al debutto a Trieste ma già affermati interpreti sulla scena internazionale –   alla  cui  bravura, Ciabatti’  consegna la sua scelta registica,   della rivisitazione di Massenet, dallo spiccato connotato intimista. Applauditissimi, dunque, tra gli altri, il tenore Mikael Spadaccini, nei panni di Werther,  il controsoprano russo Olesya Petrova (per lei addirittura al debutto in Italia) e la connazionale Elena Galitskaya, voce da soprano, una frizzante Sophie, guidati con enfasi dall’affermato direttore d’orchestra americano Christopher Frankin – per lui un ritorno a Trieste dove mancava dal 2002 – con numerose collaborazioni importanti di livello internazionale.

Incornicia il dramma la scenografia ( realizzata dalle maestranze triestine)   elegante e curata ed essenziale di Aurelio Barbato ( un passato diviso tra Dario Fo, Luca De Filippo e Garinei e Giovannini), le luci sofisticate di Claudio Schimd,  sicura garanzia ormai al Verdi di Trieste, e  i costumi raffinati  di Lorena Marin (anche per lei alle spalle collaborazioni importanti per alcuni film come FarinelliElisabeth e Casanova e per Festival importanti come Spoleto e l’Arena di Verona)Il tutto  si coniuga felicente alla cifra registica  di Ciabatti che qui si fa ancor  ancor più essenziale tesa alla ricerca dei limiti della semplice rappresentazione per tendere a cogliere l’indicibile nascosto nell’opera di Massenet.
Si replica sino a sabato 5 dicembre.
Monica Ferri

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