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Un Van Gogh prezioso al Teatro Rossetti

Quasi una sorta di giallo psicologico attorno al tema della fragilità dell’artista. Un accorato appello all’impellenza del “viver d’arte” alla soglia della follia, quella di Van Gogh. L’assordante rumore del bianco, l’opera di Stefano Massini con cui il drammaturgo toscano vinse nel 2004 il Premio Tondelli, è una chicca teatrale da non lasciarsi sfuggire.
Con un Alessandro Preziosi nel ruolo del pittore olandese dalla vita difficile e Alessandro Maggi alla regia, è uno di quegli spettacoli che naviga in acque sicure. Dotato di testo intelligente, dal ritmo veloce – come Massini ci ha abituato – dalla prosa intensa e asciutta, in un’ora e mezza di spettacolo, regala pensieri arguti e frasi indimenticabili, si avvale della scarna quanto versatile e curata scenografia di Marta Crisolini Malatesta e di ottime prove attoriali.
Tutto si svolge in una stanza bianca – quella del manicomio – come una tela senza colore che assume solo sfumature, passando dall’accecante candore assordante alle penombre dei grigi, ad accompagnare, sottolineandolo,  il declinare dell’animo umano i molteplici sfumature emotive. Sapientemente illuminato dalle luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta, è in questo posto che si svolge il dramma esistenziale dell’ultimo Van Gogh, privato dai suoi colori – quelli per disegnare e quelli dell’ambiente circostante- solo di fronte a se stesso, alle sue allucinazioni e ai suoi aguzzini del manicomio, il pittore indaga sulle sue paure, fragilità e insicurezze. Alessandro Preziosi offre una bella prova d’attore, di grande intensità, portando in scena un ruolo fortemente retrospettivo.
Fu lì nel manicomio di Saint Paul de Manson, infatti che la  pazzia di Van Gogh crebbe a tal punto da non saper più fargli riconoscere il vero dall’inventato. E noi con lui riviviamo la tormentata esistenza del pittore, riflettendo sul ruolo dell’artista nella società, l’unico capace  di rendere  visibili i nostri pensieri, di riconfigurare la realtà a suo piacimento perché “se Dio esiste- fa dire Massini al dottor Peyron, direttore illuminato del manicomio, (interpretato dal bravo Francesco Biscione) – è certamente un pittore”.

Lo spettacolo è in scena sino al 4 febbraio al Teatro Rossetti a Trieste.

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