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Una potente Turandot al Teatro VerdiTS

Era dal 2005 che non veniva rappresentata la Turandot a Trieste. L’opera più complessa di Giacomo Puccini, l’ultima delle sue composizioni con cui il musicista  ebbe un rapporto contrastato al punto da lasciarla incompiuta. C’era attesa dunque per il ritorno del titolo in cartellone che quest’anno avvia, assieme all’Aida, la stagione lirica. E l’attesa non è stata delusa.
Il dramma lirico in tre atti e cinque quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, è andato in scena nella versione originale incompiuta e con le celebri parole pronunciate alla fine della prima rappresentazione nel 1926 da Toscanini. Quello in scena a Trieste è un allestimento che  trova  un giusto equilibrio, sospeso com’è tra le atmosfere crudelmente fiabesche e l’efficace realismo interpretativo. L’allestimento dello spettacolo, affidato alla regia di Katia Ricciarelli e Davide Garattini Raimondi, persegue l’essenziale per lasciare  alle voci la  complessità  del mondo pucciniano.  Ecco allora la scelta di una  scenografia  he  (firmata da Paolo  Vitale) che affida la definizione, in verticale,  dello spazio mediante  “scatole” mobili, vuote, e da un imponente ponte levatoio centrale. Elementi che costruiscono e rendono visibili   le contrapposizioni dell’universo pucciniano (semplificando in alto  i ricchi, in basso i poveri ma anche  da una parte chi vive per amore e dall’altra chi per il potere o il comando).  Scarno ed essenziale,  lo spazio scenico – illuminato da luci fortemente espressive e dal  contrasto cromatico violento –  diviene così  puro contenitore  atemporale dove  rivive  l’eterna lotta tra maschile e femminile, tra vita e morte, tra amore e potere. Solo ai costumi del Teatro di Odessa spetta il compito di collocare la storia nella Cina imperiale. 

Molto apprezzata la vigorosa conduzione d’orchestra del maestro croato Nikša Bareza. Profondo conoscitore pucciniano, evidenzia  espressività e ritmi della partitura musicale. Lo segue fedelmente su questa strada l’Orchestra del Verdi. Ottima la prova dei professori d’orchestra  come anche quella del Coro della Fondazione, uno dei punti di eccellenza dal teatro lirico regionale, arricchito dal Coro del Teatro di Odessa e dal Coro dei piccoli Cantori Città di Trieste. Dal palcoscenico ha affascinato l’interpretazione del soprano croato, Kristina Kolar, nei panni di  una più che convincente, vocalmente potente, Turandot. Applaudissimo anche Amati Lagha. Il tenore tunisino regala un Calaf dall’emissione generosa e dall’interpretazione brillante e strappa applausi a scena aperta nella celebre aria “Nessun dorma”. Bravi anche il resto del cast da Desirée Rancatore che ha debuttato nella parte, Andrea Comelli ( Timur), i tenori Saverio Pugliese e Motoharu Takei e il baritono Alberto Zanetti nei panni delle Tre Maschere (Ping, Pong, Pang). Completano il cast Max René Cosotti (Altoum), Giuliano Pelizon (Mandarino), Anna Katarzyna (prima ancella) ed Elena Boscarol (seconda ancella), Roberto Miani (Principe di Persia). Si replica con doppia compagnia di canto  sino all’8 dicembre. Ma intanto già il 1 dicembre va in scena l’Aida, in versione intimista, di Giuseppe Verdi, diretta da Fabrizio Maria Carminati.

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