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Venezia: fischi per “Pasolini” e “Cymbaline”

di Alessandra Ressa

Timidi applausi e qualche fischio oggi per “Pasolini” di Abel Ferrara, la pellicola in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia che ripercorre gli ultimi giorni di Pier Paolo Pasolini, interpretato da Willem Dafoe. Molte le falle nel film, a cominciare dalla scelta della lingua, in parte inglese, in parte italiano. Una ricostruzione banale, senza pathos, spesso senza logica, alternata a scene dell’ultimo film in lavoro dello scrittore friulano. Ferrara ha voluto infatti dirigere alcune scene del film mai realizzato, affidando le parti di Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli, i due attori che Pasolini aveva in mente, rispettivamente allo stesso Ninetto Davoli nei panni di De Filippo e Riccardo Scamarcio in quelli del giovane Ninetto Davoli. Un film nel film che disorienta e non riesce ad arricchire la storia. L’ultimo viaggio di Pasolini, che è già stato portato più volte sul grande schermo, da Marco Tullio Giordana e da Federico Bruno, è un fardello molto impegnativo da ricostruire, il carisma dell’intellettuale friulano difficile da interpretare, tanto che lo stesso Giordana, ne “Pasolini, un delitto italiano”, scelse di non affidare quella parte a nessuno. Pur se riuscita la scelta del bravo Willem Dafoe, dalla straordinaria somiglianza nei lineamenti con lo scrittore scomparso, è venuto a mancare quella struttura portante che avrebbe potuto aprire le porte alla corsa per il Leone d’Oro.
Dalla Cina arriva invece un gran bel film che potrebbe aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento o almeno la Coppa Volpi. “Red Amnesia”, del cinese Wang Xiaoshuai (due Orsi d’Argento al Festival di Berlino), con la bravissima Lu Zhong, 74 anni, straordinaria interprete, ci porta nella Cina post socialista alle prese con il disagio degli anziani. A metà tra dramma e giallo, Deng è una vedova in pensione indipendente e testarda. Dedica le sue giornate a prendersi cura della madre anziana e dei due figli, ormai grandi, noncurante degli sforzi che tutti fanno per alleggerirla dalle fatiche quotidiane. Questa routine inizia a vacillare quando Deng comincia a ricevere strane telefonate anonime, che si trasformano in vero e proprio fenomeno di stalking. “Si tratta di una storia autobiografica – ha spiegato il regista – dopo la morte di mio padre, mia madre si è ostinata a volersi prendere cura di me e dei miei figli, e questo mi ha fatto riflettere sulla Cina e i cinesi della sua generazione, persone che hanno vissuto le varie fasi del paese, l e che ora sono totalmente disorientate.”
Fischiatissimo anche l’americano “Cymbeline”, di Michael Almereyda, liberamente tratto dal dramma shakespeariano Cimbelino. Nonostante la presenza in sala del regista e degli interpreti, il pubblico si è fatto sentire in tutta la sua disapprovazione. L’adattamento moderno non è piaciuto, la scelta di mantenere i dialoghi originali (si parlava di re, di romani, di damigelle) mentre i protagonisti si servivano di cellulari e Ipad per comunicare non è proprio andata giù. Da anni il mondo del cinema prende a piene mani dalle opere del drammaturgo e poeta inglese, cercando in alcuni casi di renderle ‘moderne’. Almereyda già ci aveva provato 14 anni fa con “Hamlet 2000”, sempre con Ethan Hawke nei panni del protagonista. Anche in quell’occasione fu un flop.
Si ride invece con Joe Dante che oggi al Lido fuori concorso ha portato la sua nuova commedia horror “Burying the ex”, con la bella Ashley Greene, la Alice di “Twilight”, Anton Yelchin, visto in “Star Trek” e “Terminator Salvation”, e Alexandra Daddario, che abbiamo visto nei panni di Annabeth nella saga “Percy Jackson”. Un improbabile amuleto fa tornare in vita la ex del protagonista, morta in un incidente stradale. Non poteva scegliere momento meno opportuno, poiché il suo ex già si sta consolando tra le braccia della bella Daddario. Tra il comico e il grottesco,
è un film leggero e senza pretese, che si guarda volentieri, e che è destinato a divenire molto popolare tra i teenager. (Foto di massimo Tommasini).

Lu Zhong Willem Dafoe

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