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Venezia: il “Piccione” svedese si aggiudica a sorpresa il Leone d'Oro

di Alessandra Ressa
Sorprende e fa discutere la vittoria svedese in questa appena conclusa 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Se da un lato infatti “A pigeon sat on a branch reflecting on existence” di Roy Andersson è senza dubbio un film ricco di humor e ironia, e anche di originali trovate, per molti non era alla pari di altre pellicole in concorso. Alla consegna del premio, assieme agli applausi non sono dunque mancati i fischi. Pur se in lista tra i favoriti, nel “Piccione” si è voluta premiare la creatività fuori parametro, ma non necessariamente il talento. Il pregi del film svedese stanno nell’atmosfera statica dei 39 piani sequenza (senza movimenti di camera), fatti di scene separate fra loro, con improbabili personaggi catatonici e sbiaditi che fanno sorridere nei loro dialoghi fuori tempo e fuori luogo. Divertono nella loro deprimente esistenza i due venditori di scherzi, ma anche l’istruttrice di flamenco che palpeggia lo studente durante la lezione, tragedie esistenziali vissute da personaggi brutti e tristi, per questo si ride. Una scelta stilistica che avrebbe certamente convinto se si fosse trattato di un cortometraggio, ma che alla lunga diviene ripetitiva e stancante. Roy Andersson non si è d’altra parte inventato nulla. Il film ricorda molto i comici inglesi Monty Python, le battute ripetute, perfino il mescolare i personaggi della storia nel contesto moderno. Ma ciò che manca principalmente è la sostanza, la narrativa, un filo conduttore.
Leone d’Argento, stavolta meritato, a “The postman’s white nights” di Andrej Konchalovskij, che a Venezia ha portato con grande originalità la vita di un piccolo villaggio isolato della Russia.
Alla nostra brava Alba Rohrwacher la Coppa Volpi. La competizione era comunque poca. Le interpretazioni femminili di rilievo in questa edizione del festival sono state solo due, quella della Rohrwacher in “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo, e quella di Lu Zhong in “Red Amnesia” del cinese Wang Xiaoshuai. Non è andata giù invece la Coppa Volpi al miglior interprete maschile, consegnata all’esordiente Adam Driver che con la Rohrwacher ha fatto coppia nel film di Costanzo. La giuria, presieduta dal compositore Alexandre Desplat (Carlo Verdone il giurato italiano), ha lasciato dunque a mani vuote “Il giovane favoloso” di Mario Martone e “Anime nere” di Francesco Munzi, i due titoli che avevano suscitato le aspettative maggiori. A giudizio di molti erano stati due attori italiani in particolare a distinguersi in questo festival: Fabrizio Ferracane in “Anime Nere” e Elio Germano in “Il giovane favoloso”. Assieme a Michael Keaton (“Birdman”), erano loro i favoriti per la Coppa Volpi.
E proprio “Birdman” di Inarritu, pur se in concorso, sembra aver viaggiato su un binario separato, finendo per essere totalmente ignorato dalla giuria. Come paragonare l’interpretazione di Michael Keaton a quella di Adam Driver? E come paragonare “Birdman” a qualunque altro film in concorso? E perchè allora mettere il film di Inarritu, indiscutibilmente il miglior film del festival, in concorso, se poi non lo si fa vincere perchè “di livello troppo alto”? Credo che queste sconsideratezze non faranno che contribuire all’atteggiamento dei grandi cineasti americani, che ormai da anni snobbano Venezia. Pazienza per Inarritu, che verrà certamente gratificato agli Oscar. Mentre il “Piccione” volerà via presto e ci scorderemo del suo passaggio. Da sottolineare che in Italia il film di Andersson è ancora senza distributore.
Gran premio della giuria a Joshua Oppenheimer per “The look of silence”, sul genocidio in Indonesia. Pur se tra i favoriti al Leone d’Oro, non sarebbe stato possibile far vincere anche quest’anno un documentario (l’anno scorso vinse il Leone d’Oro “Sacro Gra”, di Gianfranco Rosi). Il premio Marcello Mastroianni è andato a Romain Paul, il giovane interprete dell’opera della regista francese Alexis Delaporte per “Le dernier coup de marteau”. Ancora a sorpresa il Premio Speciale della Giuria a “Sivas”del turco Kaan Müjdeci, spietata pellicola accolta dai fischi in sala. Premio per la migliore sceneggiatura infine all’iraniana Rakhshan Banietemad e Farid Mostafavi per “Ghesseha” (Tales).
Successo nella sezione Orizzonti dove ha vinto “Court”di Chaitanya Tamhane (anche premio opera prima De Laurentiis), mentre “Belluscone. Una storia siciliana” di Franco Maresco si aggiudica il Premio speciale della giuria. Per Venezia Classici il Leone va alla versione restaurata del film di Ettore Scola “Una giornata particolare”.
In sala tra le autorità, il ministro della cultura Franceschini e Piero Grasso, presidente del Senato. La madrina Luisa Ranieri ha lanciato un invito: “La mostra non finisce qui, i film iniziano a vivere ora, cercano il pubblico: oggi festeggiamo qui i vincitori, da domani festeggiamo il cinema”.
L’augurio è che i film di Venezia ci arrivino, nelle sale. Perchè il problema principale è proprio questo: qual’è il senso di investire in un festival se poi gran parte dei film, soprattutto le produzioni minori, spariscono nel nulla? (Foto di Massimo Tommasini).

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