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Venezia, Viggo Mortensen con “Loi des Hommes”

di Alessandra Ressa
Molto applaudito oggi il secondo film italiano in concorso a Venezia, “Hungry Hearts”, di Saverio Costanzo, con Alba Rohrwacher e l’americano Adam Driver. Quella che inizia come un’innocente storia d´amore newyorkese dai toni leggeri si trasforma ben presto in un dramma familiare incentrato sulla pazzia di Mina, interpretata in maniera superba dalla Rohrwacher. La sua ossessione per il cibo, comune a tante donne, farcita probabilmente da una depressione post parto e da una schizofrenia latente la trasformano in una donna pericolosa, sia per il neonato avuto da poco, sia per se stessa. Niente cibo né aria aperta per il piccolo, che comincia a deperire. Un film dal ritmo incalzante che penetra a fondo nella psiche dei personaggi grazie anche ad inquadrature claustrofobiche che contribuiscono ad accentuare la malattia mentale fino al tragico epilogo. Ottimo il cast. La Rohrwacher come sempre ha dato un’ottima prova delle sue doti recitative, anche se il personaggio dell’anoressica psicotica le è forse stato affidato troppo spesso.
Giornata oggi dedicata ad un altro bello del cinema, Viggo Mortensen, che con “Loin Des Hommes” del francese David Oelhoffen porta sullo schermo il racconto di Albert Camus. L’attore americano di origine danese, divenuto famoso con il suo personaggio ‘Aragorn’ nella saga “Il Signore degli Anelli”, è a Lido in concorso con una vicenda ambientata nel 1954 sulle montagne dell’Atlante durante la guerra franco-algerina. Bello e tenebroso, forse eccessivamente freddo nella recitazione e di conseguenza a tratti poco credibile, Mortensen è un maestro di una piccola scuola francese sperduta tra le montagne algerine. Splendida la fotografia, il film è stato girato principalmente infatti sulla catena dell’Atlante marocchino. Il personaggio è un eroe coraggioso difensore dei deboli e della giustizia. Pur se mieloso nel contenuto, Mortensen ha dato anche prova delle sue grandi abilità di poliglotta, esprimendosi con disinvoltura in francese e arabo. Al suo fianco l’attore Reda Kateb.
Ci spostiamo in Turchia con “The Cut”, di Fatih Akin, l’odissea del popolo armeno trucidato dai turchi raccontata attraverso la storia di un uomo separato dalla sua famiglia alla disperata ricerca della figlie, dalla Siria a Cuba per finire negli Stati Uniti. Il film, in concorso, non si è risparmiato nella ricostruzione storica, mentre la parte del giovane armeno scampato al genocidio è stata affidata al 33enne Tahar Rahim (“Il profeta”). Anche qui splendida fotografia ma non si coglie la natura del dramma, che si perde invece nella narrazione troppo blanda, a cui si aggiungono attori senza talento, e, diciamolo, l’inespressività del protagonista, che per l’occasione è anche muto. La scelta dell’inglese per l’intera pellicola non è stata felice. Se da un lato può semplificare la distribuzione, dall’altro rende la vicenda ancor meno credibile.
Concludiamo questa quinta giornata di festival infine con un thriller psicologico nella sezione “Orizzonti” che inchioda alla poltrona che arriva dall’Austria fuori concorso, firmato da Veronika Franz, moglie dii Urich Seidl, di cui abbiamo visto qualche giorno fa il bizzarro “Im Keller”, e Severin Fiala. Prodotto dallo stesso Seidl. “Ich seh,, ich seh” (Goodnight mommy”) narra una vicenda che via via diviene sempre più grottesca, incentrata su una madre reduce da un intervento chirurgico al viso, sospettata dai figli di essere un’altra persona. Un film estremamente intelligente e en costruito, ricco di sorprese, da non perdere per gli amanti del thriller.
Domani infine terzo e ultimo film italiano in concorso, “il giovane favoloso”, di Mario Martone, la vita di Giacomo Leopardi sul grande schermo.

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