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Cultura Spettacoli

Una vita in musical per Evita

today20 Gennaio 2017

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Grande allestimento, scenografie mutevoli, effetti scenici, coreografie e l’inconfondibile voce di Malika Ayane. Se vi piacciono i musical e amate le biografie di donne intraprendenti Evita fa per voi,  anche se storia e partitura sono un bel banco di prova per interpreti e spettatori. L’ultimo musical, scritto e composto nel 1978 dal duo Webber & Rice (gli autori di Jesus Christ Superstar tanto per intenderci) contiene brani indimenticabili della musica  ed è in scena sino al 22 gennaio al Politeama Rossetti,  a Trieste, per la prima volta con testi in italiano. Ciò,  va detto,  fa comprendere sicuramente meglio la storia anche se ne fa un po’ le spese la  musicalità complessiva delle liriche. Così Don’t Cry for Me, Argentina (Non piangere per me, Argentina) – cantata da Evita, dal balcone della Casa Rosada il giorno della proclamazione dell’elezione a presidente (17 ottobre del 1945) del marito, al suo paese e alla sua gente – diventa “Da ora in poi, Argentina”.

In poco più di due ore  racconta l’ascesa e la vita sino alla morte prematura di Evita Duarte, che da modeste origini divenne first lady sposando Juan Peron. Sofisticata e brillante la produzione in scena di Massimo Romeo Piparo, pensata già per la turneé europea. Astuta la sua scelta di evitare il piu possibile ogni confronto con l’insuperabile prova cinematografica di Madonna nell’omonimo film, scegliendo per il ruolo da protagonista Malika Ayane, la cantante pop italiana dalla carriera già piena di riconoscimenti e dalla voce inconfondibile. La Mayane – purtoppo una leggera indisposizione non le ha permesso alla prima di essere in piena forma – non copia modelli altrui ma interpreta, forte della sua voce sofisticata e riconoscibile ad occhi chiusi,  l’ardua partitura ed esplora note che poco praticate generalmente nella sua carriera.
Accanto a lei un brillante e bravo, Filippo Strocchi – già apprezzato in “Grease”, “Flashsance” e “Cats” – che pieno di talento dà energia e vigore al suo personaggio, il giovane Che Guevara, una sorte di coscienza/voce narrante immaginaria (i due non si incontrarono mai  in realtà ) delle vicende storiche. A vestire i panni di Peron invece c’è Enrico Bernardi (“La piccola bottega degli orrori” e “Alta società”).

Scritto da: Monica Ferri

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Grande allestimento, scenografie mutevoli, effetti scenici, coreografie e l’inconfondibile voce di Malika Ayane. Se vi piacciono i musical e amate le biografie di donne intraprendenti Evita fa per voi,  anche se storia e partitura sono un bel banco di prova per interpreti e spettatori. L’ultimo musical, scritto e composto nel 1978 dal duo Webber & Rice (gli autori di Jesus Christ Superstar tanto per intenderci) contiene brani indimenticabili della musica  ed è in scena sino al 22 gennaio al Politeama Rossetti,  a Trieste, per la prima volta con testi in italiano. Ciò,  va detto,  fa comprendere sicuramente meglio la storia anche se ne fa un po’ le spese la  musicalità complessiva delle liriche. Così Don’t Cry for Me, Argentina (Non piangere per me, Argentina) – cantata da Evita, dal balcone della Casa Rosada il giorno della proclamazione dell’elezione a presidente (17 ottobre del 1945) del marito, al suo paese e alla sua gente – diventa “Da ora in poi, Argentina”.

In poco più di due ore  racconta l’ascesa e la vita sino alla morte prematura di Evita Duarte, che da modeste origini divenne first lady sposando Juan Peron. Sofisticata e brillante la produzione in scena di Massimo Romeo Piparo, pensata già per la turneé europea. Astuta la sua scelta di evitare il piu possibile ogni confronto con l’insuperabile prova cinematografica di Madonna nell’omonimo film, scegliendo per il ruolo da protagonista Malika Ayane, la cantante pop italiana dalla carriera già piena di riconoscimenti e dalla voce inconfondibile. La Mayane – purtoppo una leggera indisposizione non le ha permesso alla prima di essere in piena forma – non copia modelli altrui ma interpreta, forte della sua voce sofisticata e riconoscibile ad occhi chiusi,  l’ardua partitura ed esplora note che poco praticate generalmente nella sua carriera.
Accanto a lei un brillante e bravo, Filippo Strocchi – già apprezzato in “Grease”, “Flashsance” e “Cats” – che pieno di talento dà energia e vigore al suo personaggio, il giovane Che Guevara, una sorte di coscienza/voce narrante immaginaria (i due non si incontrarono mai  in realtà ) delle vicende storiche. A vestire i panni di Peron invece c’è Enrico Bernardi (“La piccola bottega degli orrori” e “Alta società”).

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In poco più di due ore  racconta l’ascesa e la vita sino alla morte prematura di Evita Duarte, che da modeste origini divenne first lady sposando Juan Peron. Sofisticata e brillante la produzione in scena di Massimo Romeo Piparo, pensata già per la turneé europea. Astuta la sua scelta di evitare il piu possibile ogni confronto con l’insuperabile prova cinematografica di Madonna nell’omonimo film, scegliendo per il ruolo da protagonista Malika Ayane, la cantante pop italiana dalla carriera già piena di riconoscimenti e dalla voce inconfondibile. La Mayane – purtoppo una leggera indisposizione non le ha permesso alla prima di essere in piena forma – non copia modelli altrui ma interpreta, forte della sua voce sofisticata e riconoscibile ad occhi chiusi,  l’ardua partitura ed esplora note che poco praticate generalmente nella sua carriera.
Accanto a lei un brillante e bravo, Filippo Strocchi – già apprezzato in “Grease”, “Flashsance” e “Cats” – che pieno di talento dà energia e vigore al suo personaggio, il giovane Che Guevara, una sorte di coscienza/voce narrante immaginaria (i due non si incontrarono mai  in realtà ) delle vicende storiche. A vestire i panni di Peron invece c’è Enrico Bernardi (“La piccola bottega degli orrori” e “Alta società”).

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