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Nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, Sutrio ospita un incontro con Toni Capuozzo, autore di “Una Piccola Guerra. Il 6 maggio del Friuli”. Un libro nato per custodire la memoria di quei giorni e di ciò che hanno lasciato nelle vite di un’intera generazione.
A Sutrio sarà una serata dedicata alla memoria, ma anche alla necessità di non lasciare che il tempo renda più distante ciò che ha segnato profondamente il Friuli. Sabato 2 maggio, alle 20, nella Sala Auditorium dell’Oratorio Parrocchiale, Toni Capuozzo presenterà il suo libro Una Piccola Guerra. Il 6 maggio del Friuli, pubblicato di recente da Edizioni Biblioteca dell’Immagine. A moderare l’incontro sarà Sergio Del Negro.
L’appuntamento si inserisce nel calendario delle iniziative legate ai cinquant’anni dal terremoto del 1976, una ricorrenza che continua a toccare corde profonde in tutta la regione. Il libro di Capuozzo nasce proprio da qui: dal bisogno di ricordare, senza trasformare quella vicenda in una ricostruzione fredda o soltanto storica.
Il giornalista, autore di numerosi libri e per anni testimone dei conflitti in molte parti del mondo, sceglie infatti un’altra strada. Non quella del saggio sociologico, ma quella di un racconto che prova a restituire il senso umano di ciò che avvenne allora. Il terremoto, nelle sue parole, fu “la piccola guerra” di una generazione: un evento capace di cambiare per sempre la vita di chi l’ha vissuto, costringendo le persone a capire cosa contasse davvero e da dove ripartire.
Al centro del volume c’è anche una domanda che oggi, a distanza di mezzo secolo, pesa ancora di più: quanti di coloro che vissero quei giorni hanno ancora voglia di raccontare? Capuozzo parte da questo interrogativo per riportare alla luce non solo il trauma del sisma, ma anche ciò che venne dopo: le tendopoli, le proteste, la fatica della ricostruzione, il tentativo di spiegare all’Italia intera cosa stesse accadendo in Friuli.
Il libro raccoglie così uno sguardo diretto, maturato sul campo, e lo restituisce in una forma che punta più alla memoria condivisa che alla pura analisi. È un modo per tornare su una ferita collettiva senza retorica, lasciando spazio ai fatti, alle persone e a quella trasformazione profonda che il terremoto ha impresso al territorio.
L’incontro di Sutrio si annuncia quindi come un momento di riflessione aperto alla comunità, in cui il racconto personale si intreccia alla storia di un’intera regione. Un’occasione per ascoltare, ricordare e rimettere al centro una pagina che, a cinquant’anni di distanza, continua a parlare al presente.
Scritto da: Nicole
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