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Il 31 gennaio a San Vito al Tagliamento (provincia di Pordenone) viene presentato ufficialmente il nuovo Polo vitivinicolo del Triveneto: un sistema coordinato e innovativo pensato per rafforzare la tracciabilità del vino e l’integrazione territoriale tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino.
L’obiettivo è chiaro: mettere in rete denominazioni, consorzi di tutela e organismi di certificazione per affrontare insieme le sfide del mercato vinicolo, sostenere la cooperazione tra realtà diverse e valorizzare il patrimonio enologico del Nordest.
Al centro del progetto c’è Triveneta Certificazioni, organismo di certificazione nato nel 2016 in concomitanza con la costituzione della DOC Pinot Grigio delle Venezie, una denominazione che opera su tre regioni. Proprio questa dimensione interregionale ha portato a una scelta strategica: far lavorare insieme tre soggetti di controllo, trasformando potenziali concorrenti in partner operativi per un servizio di controllo, certificazione e garanzia verso denominazione, produttori e consumatori.
Con il tempo, questa collaborazione è diventata una piattaforma stabile di confronto: i “tavoli” di Triveneta hanno iniziato a ospitare sempre più spesso anche i consorzi di tutela, interessati a uno spazio di analisi comune su criticità e prospettive del settore. Da qui la necessità di una sede più ampia e il passaggio alla nuova struttura di San Vito al Tagliamento, pensata come punto di riferimento per un dialogo strutturato tra chi governa il territorio (consorzi) e chi controlla e certifica (organismi di controllo).
Il tema cardine è la tracciabilità. Il sistema italiano delle DOC e DOCG si basa su un piano di controlli sistematico: la filiera viene verificata con procedure che permettono di ricondurre il prodotto fino alla vigna di provenienza, con controlli puntuali e rilascio dei contrassegni di Stato (le fascette) dove previsti.
Questo impianto punta a garantire trasparenza, tutela del disciplinare di produzione, protezione del territorio e anche una concorrenza leale tra produttori, riducendo spazi e vantaggi della scorrettezza sul mercato.
Il progetto non nasce per “aggiungere” controlli a un sistema già solido, ma per migliorare ciò che spesso pesa di più: comunicazione, formazione e accompagnamento alle imprese. L’idea è far sì che la certificazione non resti solo un costo, ma diventi un valore aggiunto riconoscibile e pagato dal mercato, in Italia e all’estero.
Il Polo intende quindi dare una voce più compatta a un’area che, per numeri, incide in modo decisivo: si parla di oltre un miliardo di bottiglie certificate e di una quota rilevante della produzione nazionale nel Nordest. Presentarsi in modo coeso significa rafforzare la credibilità del sistema e la capacità di raccontarlo con efficacia.
Nel dibattito contemporaneo la parola sostenibilità è spesso usata in modo generico. Qui, invece, viene riletta come responsabilità concreta verso il futuro: ciò che si produce oggi non deve compromettere ciò che sarà possibile produrre domani.
Accanto alla sostenibilità ambientale, considerata un presupposto non negoziabile, emerge con forza il tema della sostenibilità etica e sociale: un’azienda vitivinicola che cresce dovrebbe contribuire anche allo sviluppo del contesto in cui opera, creando opportunità, inclusione e legami con la comunità (progetti sociali, percorsi di reinserimento lavorativo, collaborazioni con associazioni).
Sul fronte commerciale, la principale leva è la forza comunicativa di una filiera che si presenta unita: consorzi e organismi di controllo, ciascuno nel proprio ruolo, possono offrire al mercato internazionale una narrazione più credibile, compatta e professionale del vino del Triveneto e, più in generale, del Made in Italy agroalimentare.
L’idea di fondo è semplice: la competitività non dipende solo dal prodotto, ma anche dalla capacità di stare insieme e dimostrare, con dati e regole, la solidità di un sistema.
Per i produttori, una certificazione efficace significa soprattutto mercato più ordinato e più giusto: regole uguali per tutti, maggiore serenità operativa, migliori condizioni per programmare investimenti e strategie.
Per i consumatori, la certificazione si traduce in fiducia: acquistare un vino a denominazione significa scegliere un prodotto legato a un disciplinare, a un territorio, a una storia produttiva tracciabile e verificata.
L’inaugurazione della sede di San Vito al Tagliamento viene presentata come un momento simbolico: non solo un passaggio logistico, ma la celebrazione di un metodo basato su collaborazione, confronto e responsabilità condivisa. Il messaggio è che un modello del genere non nasce da formule astratte, ma da persone e scelte capaci di guardare oltre l’interesse individuale, puntando all’interesse collettivo della filiera.
L’esperienza del Polo del Triveneto viene indicata come potenzialmente replicabile anche in altre aree vitivinicole italiane, a patto di avere la stessa disponibilità a superare recinti, creare alleanze e costruire un progetto comune basato su fiducia, competenze e obiettivi condivisi.
Scritto da: Nicole
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