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Vedo, Sento, Parlo, a Festil un’esperienza multisensoriale tra arte, parola e musica Maria Musil
Cosa succede quando tre linguaggi, parola, musica e immagine, si incontrano davvero, dal vivo, sullo stesso palco? Mercoledì 9 luglio alle ore 21:00, il Kulturni dom Igo Gruden di Duino Aurisina ospita la prima nazionale di “Vedo, Sento, Parlo”, uno degli appuntamenti più originali e attesi della nuova edizione di FESTIL – Festival Estivo del Litorale.
Prodotto da ZaTroCaRaMa in collaborazione con FESTIL e la rassegna DNA – Duino Nabrežina Aurisina, lo spettacolo è un’esperienza performativa multisensoriale dove parola, musica dal vivo e arte figurativa si intrecciano in tempo reale sul palco. Protagonisti della serata Giulio Settimo (voce e narrazione), Stefano Sacher (musica dal vivo – che sostituirà Luca Sacher) e un’opera di Massimo Stenta (arte visiva), tre artisti capaci di trasformare lo spazio scenico in un laboratorio percettivo.
“Vedo, Sento, Parlo” è più di una performance: è un viaggio che stimola lo spettatore a interrogarsi su come vede, ascolta e comunica. Il pubblico è coinvolto in un dialogo continuo, spesso sottile, mai scontato. Tra giochi percettivi, suggestioni filosofiche e una dose di ironia, lo spettacolo invita a esplorare le soglie della nostra sensibilità e dell’immaginazione. L’impressione è quella di trovarsi al centro di un laboratorio vivo, dove la narrazione si mescola con l’improvvisazione, e l’arte accade davanti agli occhi. L’atmosfera è intima, ma anche piena di domande: cosa vediamo davvero? Cosa sentiamo sotto il rumore di fondo? E cosa siamo disposti a dire (o non dire) quando è il momento? Ogni replica è diversa e questa unicità è forse il dono più prezioso che uno spettacolo possa fare oggi.
In attesa di salire sul palco, Giulio Settimo ha raccontato ai nostri microfoni la genesi e le visioni dietro questo progetto. Nell’intervista parliamo di ispirazioni, di processi creativi, ma anche del ruolo del pubblico e dell’importanza di “sporcarsi le mani” con le emozioni vere. Perché ogni estate ha bisogno di un po’ di teatro. E ogni spettacolo, come questo, ci ricorda che anche vedere, sentire e parlare possono essere atti di rivoluzione.
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