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Chiude con successo a Trieste il tour di Cristicchi

Chiude a Trieste con una standing ovation il tour “Abbi cura di me”di Simone Cristicchi. Dopo venticinque tappe che lo hanno portato in giro per l’Italia nel 2019 il cantautore romano ritorna  al Politeama Rossetti –  che lo vide trionfare sei anni fa con il musical civile “Magazzino 18” –  e incassa  ancora una volta gli applausi e l’affetto del pubblico . E questa volta l’occasione è la promozione  del suo ultimo cd “Abbi cura di me “ dall’omonimo titolo del brano che lo ha portato a conquistare al Festival di Sanremo il premio Sergio Endrigo e il Premio Bigazzi. Nasce cosi uno spettacolo di quasi due ore e mezza in cui Cristicchi, alternando le sue doti di poeta cantastorie a quello di giullare ricco di ironia, presenta le  canzoni del suo ultimo cd e prima raccolta dei suoi brani più noti: da “Magazzino 18” a “Ti regalerò una rosa” (che dedica a Antonio Cosimo Stano il pensionato disabile ucciso a Manduria da una gang di ragazzi)  da “Meno Male” a “Vorrei cantare come Biagio”. E poi via via le altre, tra cui “Lo chiederemo agli alberi”, “Studentessa universitaria”, “L’ultimo valzer”, “La prima volta (che sono morto” , “Angelo custode”, “L’Italia di Piero”, “Mi manchi”, “Insegnami”, sino a “Abbi cura di me”. Con lui  Andrea Rosatelli, Riccardo Corso, Riccardo Ciaramellari e Valter Sacripanti (manca solo  al Rossetti Giuseppe Tortora) i musicisti che lo accompagnano  in questo tour in cui, dal  palcoscenico il “cantattore” rivela, ancora una volta, tutta la sua sensibilità d’artista.  Attento  alle storie, ai dolori alle emarginazioni e contraddizioni della nostra contemporaneità, come artista Cristicchi è ormai  maturo e gioca e scherza con il pubblico che lo riempie di affetto. Dotato di  presenza scenica –  frutto della sue esperienze  attoriali di questi otto anni di successi teatrali che lo hanno portato a girare l’Italia e il mondo  – si mostra interprete completo e regala un concerto che alterna generi musicali (dallo ska allo swing dal rap al folk) e a tratti vira nel recital. Nascono storie, emergono racconti, sorgono omaggi, come quelli che regala a Sergio Endrigo (“Io che amo solo te”)  e a Laura Antonelli ( “Laura”).  Rimane fermo il talento del cantastorie capace di coniugare la prosa con la poesia, l’attenzione al quotidiano con la tensione all’ideale, e la sua capacità di descrivere l’essenziale. Non c’è tema che lui non abbia trattato in questi anni  (dagli anziani ai malati di mente, dai dimenticati alle vittime di guerra) a conferma che non ama le strade facili e i temi scontati. Dalla platea qualcuno grida “ Simone, Trieste ti ama”, dal palco lui risponde “ non potete  immaginare l’ emozione che ho provato oggi  dopo tanto tempo”. “ È stato un onore essere qui” conclude dopo i bis che lui dedica alla città: la poesia che ha composto nel 2016, in occasione del conferimenti della cittadinanza onoraria, e il brano “Trieste“ di Sergio Endrigo. Poi se ne va, felice tra un mare di applausi, salutando il suo pubblico sulle note di “Smile” di Charlie Chaplin.

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