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Sono oltre 200 i reperti archeologici esposti per la prima volta in Italia nella mostra “Histri in Istria”, un progetto nato per scoprire il popolo che ha dato il nome alla penisola istriana e che ne ha abitato le terre fino alla caduta del centro fortificato di Nesazio nel 177 a.C. e che si potranno ammirare al Museo di Antichità “J.J. Winckelmann” di Trieste.
Per un primo viaggio all’interno della mostra, ospiti ai nostri microfoni, il presidente della Comunità Croata di Trieste/Hrvatska Zajednica u Trstu, Damir Murkovic, la curatrice, Martina Blecic Kavur, dell’Univerza na Primorskem/Università del Litorale Koper/Capodistria e la referente per il Museo Archeologico dell’Istria Maja Cuka.
La mostra è incentrata su storia, usi e costumi degli Istri, il popolo che ha dominato la vicina penisola istriana dal XII secolo a.C. fino alla definitiva conquista romana avvenuta nel 177 a.C. Attraverso un percorso visuale ed espositivo, i visitatori possono ammirare oltre 200 reperti, tra i più significativi del patrimonio artistico e culturale istriano, che sono stati oggetto di allestimento nel 2013 nello spazio espositivo “Sacri Cuori” a Pola.
I reperti presentati sono il risultato di lunghe attività di ricerca e di attenti scavi archeologici nelle ricche necropoli e tombe degli Istri: provengono da tutta l’Istria, ma soprattutto dalla capitale del regno degli Istri, Nesazio, e poi da Pizzughi e dal Castelliere di Leme. Sono oggetti che ci parlano degli usi e costumi di questo popolo e della sua cultura dell’aldilà.
Fulcro della mostra è la tomba esplorata nelle fondamenta del tempio romano B, nel 1981 a Nesazio, ricca di materiale archeologico. Tra i reperti certamente oggetto di interesse per i visitatori si segnalano le situle, vasi di bronzo con decorazioni floreali o raffiguranti momenti di vita quotidiana, come la caccia o le battaglie navali, un’arte di cui si trovano testimonianze non solo in Istria ma anche in Slovenia e nel nord Italia, tra i Veneti e le popolazioni alpine, e in Europa centrale.
C’è poi un esemplare di imbarcazione che si fa risalire al 1200 a.C, la nave degli Istri: rinvenuta 10 anni fa a due metri di profondità nel mare di Zambrattia, un villaggio del comune di Umago nell’Istria del nord, rappresenta uno dei più antichi esemplari di imbarcazione del Mediterraneo. Lunga circa 10 metri, è fatta risalire al 1200 a.C., è uno dei pochi esempi rappresentativi di una tecnica di costruzione utilizzata in un’epoca così antica: l’imbarcazione è costruita senza chiodi e le sue tavole di legno sono assemblate soltanto con cordame.
Accompagnerà la mostra una serie di eventi collaterali che si svolgeranno presso la Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich da metà gennaio a fine marzo.
Le prime ricerche e i primi scavi in Istria sono stati condotti dai curatori e direttori dei musei triestini; così nel 1904 in località Pizzughi/Picugi, Carlo Marchesetti indagò le necropoli di tre castellieri posti in vista del mare presso Parenzo/Poreč e questi reperti sono esposti permanentemente in una sala del primo piano.
Sono stati poi Alberto Puschi e Piero Sticotti, ambedue direttori del Museo d’Antichità di Trieste, a compiere nei primi decenni del Novecento le prime indagini archeologiche nel sito di Visazze/Vizace, ritrovando la prova che lì era lo storico oppido di Nesazio, quello ricordato da Tito Livio quando narrava la seconda Guerra Istrica, che portò alla conquista romana di tutta l’Istria. Una selezione dei materiali allora ritrovati e che subito tratti dallo scavo costituirono il nascente museo di Pola, accanto ad altri di scavi più recenti, compongono le sezioni della mostra ospitate al secondo piano.
I materiali della mostra trovano inoltre ancora un’altra corrispondenza con quelli esposti dal museo e nello specifico con la sezione dei vasi Magnogreci: questi ultimi provengono dal collezionismo triestino ottocentesco, in un naturale rapporto di contatti marittimi mercantili. La mostra degli Istri documenta come la relazione tra la Puglia e l’alto Adriatico trovi eco però già nel primo millennio avanti Cristo testimoniata dai vasi di produzione apula rinvenuti in tombe di Nesazio del V-IV secolo a.C., ma già anche nei quattro secoli precedenti.
La mostra, al suo primo allestimento in Italia, è organizzata dalla Comunità Croata di Trieste (Hrvatska Zajednica u Trstu) insieme al Museo Archeologico dell’Istria (Arheološki Muzej Istre u Puli), in coorganizzazione con il Comune di Trieste. Allestimento della mostra a cura della dott.ssa Martina Blecic Kavur, curatrice Marzia Vidulli e identità visuale di Vjeran Juhas.
Allestita nel Museo di piazza della Cattedrale, 1 nelle sale al secondo piano, l’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 1° aprile 2024, da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 17.00.
Scritto da: Maria

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