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Time Lapse: l’arte del ‘900 tra adattamento e opposizione

Anche questa settimana con Time Lapse, siamo pronti ad immergerci in un viaggio nel nostro territorio, per assaporarne i ricordi e rivivere la storia, guidati dalle sapienti voci degli studenti del Liceo Classico Europeo dell’Educandato Statale Collegio Uccellis di Udine della classe 5A, sezione internazionale a prevalenza tedesca. Partendo dalle spiegazioni in lingua italiana per poi passare al tedesco anche in questa nuova puntata vi aspettano tante curiosità segnate da tappe ben precise per approfondire le dei caratteri, per alcuni, nuovi e vivere le unicità della nostra regione.
Il programma, in onda ogni martedì alle 9.10, fa parte del progetto “Erinnern für die Gegenwart”, promosso e finanziato dal Ministero degli Esteri tedesco

Nell’ultima puntata Valentino e Francesca ci hanno portato a scoprire di più sulla situazione controversa dell’arte del ‘900. Tra lotta e adattamento, la guerra combattuta nel panorama artistico non fu sul fronte ma tra bombardamenti, roghi, furti e paura. Nel 1937 in Germania e nell’Unione Sovietica vennero realizzati due dipinti quasi speculari tra loro: Hitler e Stalin vennero ritratti per simboleggiare l’inizio di una nuova era per i loro relativi popoli, fatta di totalitarismi. Rivolgendosi all’architettura, le capitali, Mosca e Berlino miravano entrambe allo stesso scopo: esprimere grandiosità e ricchezza. Hitler affidò il progetto di  trasformazione urbanistica a un giovane architetto Albert Speer che, seguendo il modello italiano, ideò costruzioni di enorme grandezza per manifestare l’orgoglio e la maestosità della Germania. L’Italia, dalla sua parte, scrisse invece una storia diversa: il fascismo nacque modernista, rompendo fin da subito con le tradizioni del passato. Arte, architettura e grafica si piegarono al totalitarismo italiano divenendo fondamentali per la propaganda. Unico personaggio legato direttamente all’arte fu Hitler, giovane aspirante architetto rifiutato dall’Accademia di Vienna, che nel 1937 dopo la vendita e distruzione di sei mila opere d’arte organizzò la “Mostra dell’arte degenerata“. Questo modello presto si spostò in altre località europee attratte da un’arte che in realtà il dittatore tedesco disprezzava. Si affermarono così due filoni artistici diversi: da una parte l’arte di regime, dall’altra l’arte di opposizione.

Per scoprire di più, riascoltate il podcast dell puntata:

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