News

Il bambino della Val Resia sfollato a Grado dopo il terremoto del 1976

today4 Settembre 2026

Sfondo
share close
AD

Grado, ottobre 1976. Un bambino di sei anni cammina sulla spiaggia, guarda i gabbiani volare sul mare e pensa alla sua casa, lontana, tra i monti della Val Resia.

È una delle storie più intense legate al terremoto del Friuli del 1976, una vicenda che oggi, a cinquant’anni di distanza, torna a far parlare di sé grazie a una ricerca avviata dal Comune di Grado.

Gli sfollati della Val Resia arrivati a Grado

Il 30 ottobre 1976, sulle pagine de Il Gazzettino, un cronista racconta la situazione di una comunità della Val Resia, costretta ad abbandonare il proprio territorio dopo il devastante terremoto che colpì il Friuli nel maggio e nel settembre di quell’anno.

Alcune famiglie furono accolte a Grado, ospitate nei bungalow del campeggio Punta Spin.

Ma per quelle persone il trasferimento non rappresentava semplicemente lo spostamento da una casa a un’altra. Significava lasciare il proprio paese, le proprie montagne, le proprie abitudini e soprattutto quella comunità che rappresentava un punto di riferimento dopo una tragedia.

Quando vennero assegnati nuovi appartamenti e fu chiesto agli sfollati di lasciare il campeggio, arrivò il rifiuto.

Non era un capriccio.

Era il bisogno di rimanere insieme dopo aver già perso quasi tutto.

“I gabbiani non vivono tra i monti”

Il titolo dell’articolo pubblicato allora dal quotidiano fotografa perfettamente quel sentimento:

“I gabbiani non vivono tra i monti”.

Una frase semplice, ma capace di raccontare la distanza tra Grado e la Val Resia, tra il mare e le montagne, tra una sistemazione temporanea e il desiderio di tornare finalmente a casa.

E proprio tra quei bungalow e quella spiaggia c’era un bambino di circa sei anni.

Nato probabilmente nel 1969 o nel 1970, il piccolo venne intervistato dal cronista mentre camminava sulla battigia.

La sua risposta è diventata, cinquant’anni dopo, il cuore di una storia che il Comune di Grado vuole riportare alla luce.

“Vede i gabbiani che volano radenti il mare? Al mio paese morirebbero; così potrebbe toccare a me, se non ritornerò presto a casa, tra i monti.”

Parole pronunciate da un bambino, ma che restituiscono con una forza straordinaria il senso dello sradicamento vissuto dagli sfollati del terremoto.

Cinquant’anni dopo, la ricerca di quel bambino

Oggi quella testimonianza non è più soltanto una pagina di cronaca del 1976.

Il racconto di quel bambino è diventato il titolo della rassegna dedicata al 50° anniversario del terremoto del Friuli, organizzata a Grado.

E proprio in occasione di questa ricorrenza, il Comune sta cercando di ritrovare quel bambino.

Sono trascorsi cinquant’anni. Quel bambino oggi è un uomo adulto, ma potrebbe conservare ricordi preziosi di quei mesi trascorsi a Grado: il campeggio Punta Spin, il mare, gli altri sfollati, la lontananza dalla Val Resia e soprattutto il desiderio di tornare “tra i monti”.

Ritrovare quella persona significherebbe recuperare una testimonianza diretta di un momento particolare della storia del Friuli e di Grado.

Un appello alla memoria

Per questo la ricerca è anche un appello rivolto a chi conserva ancora un ricordo di quei giorni.

Se conoscete qualcuno originario della Val Resia, sfollato a Grado nell’autunno del 1976, oppure se pensate di essere proprio quel bambino, fatevi avanti.

A cinquant’anni dal terremoto, la memoria non è soltanto fatta di date, numeri e documenti.

È fatta soprattutto di persone, voci, ricordi e storie.

E forse, da qualche parte, c’è ancora quel bambino che guardava i gabbiani sul mare e aspettava di tornare a casa, tra i monti della Val Resia.


Scritto da: Igor

Rate it